Check-up aree protette del WWF Italia: Torre Guaceto è tra le 4 Riserve meglio gestite della penisola

Allo scopo di valutare l’efficacia del sistema di Aree Marine Protette italiane, in particolare per quanto riguarda la tutela della biodiversità, nel corso del 2018 il WWF Italia ha condotto un’indagine secondo la metodologia RAPPAM (Valutazione e Prioritizzazione Rapida della Gestione delle Aree Protette).

Le AMP sono state categorizzate in base alla loro dimensione, collocazione geografica e tipologia di ente gestore.
Dai risultati emerge che rifiuti spiaggiati, plastiche in mare, turismo e traffico marittimo sono ritenute le pressioni che attualmente affliggono con maggiore intensità la biodiversità delle AMP italiane. Bracconaggio e pesca illegale costituiscono, invece, la pressione più diffusa come numero di AMP interessate e con trend in aumento in molte aree. Per quanto riguarda le minacce future, si ritiene che i pericoli maggiori provengano da cambiamenti climatici, rifiuti spiaggiati e plastiche o reti fantasma in mare, e in misura minore dalle specie aliene invasive.
Per quanto riguarda strategie e strumenti di gestione, quasi il 70% delle AMP ha un Piano di gestione approvato in via definitiva e quasi l’80% degli enti gestori ha approvato il proprio Regolamento.
Valori positivi sono stati registrati per quanto riguarda la definizione di specifici obiettivi di conservazione e relative strategie.
A livello territoriale, i confini delle AMP e la loro zonazione interna sono ritenuti sufficientemente adeguati agli obiettivi di conservazione, mentre la connettività ecologica con altre aree protette è ritenuta più scarsa.
Il contesto di legalità in cui le AMP si trovano ad operare viene considerato tendenzialmente negativo.
A livello di biodiversità, le AMP riportano un buon punteggio nella realizzazione di check-list, mappe di distribuzione e attività di monitoraggio di specie ed habitat prioritari (in primis cernia bruna, Pinna nobilis e tartaruga comune; praterie di posidonia e scogliere) su cui basare gli interventi di conservazione, con valori migliori nelle AMP più grandi.
Tuttavia, le risorse economiche impiegate in queste attività sono ritenute del tutto insufficienti, nonostante circa la metà delle AMP investa almeno il 15% del proprio budget nel monitoraggio della biodiversità e altrettanto in progetti di conservazione.
In un quadro generale non del tutto positivo, è stata, comunque, rilevata la buona gestione di alcune aree protette. Tra queste, la AMP di Torre Guaceto è risultata essere tra le 4 in Italia che hanno i più adeguati strumenti di gestione e pianificazione, la migliore governance, ed ottengono i più fruttuosi risultati. Da qui, il podio anche per quanto concerne la classifica inerente l’impatto antropico esercitato sugli ecosistemi: Torre Guaceto è tra le 4 aree marine protette che subiscono meno l’azione dell’uomo, questo grazie alla gestione oculata portata avanti dal Consorzio.
Partendo dall’assunto che la maggiore pressione sulle aree marine protette siano esercitate sia dalla pesca, sia dalla fruizione turistica prettamente estiva, i risultati dello studio condotto dal WWF Italia dimostrano come il modello di pesca sostenibile ideato dal Consorzio e la gestione dei flussi di utenti all’interno dell’AMP di Torre Guaceto sia positiva.
Attraverso lo strumento del piano di gestione della Riserva, il Consorzio, infatti, vieta la realizzazione di strutture private sulla costa, anche in forma precaria; ogni anno allestisce il lido di Punta Penna Grossa seguendo il criterio della sostenibilità ambientale, quindi ad una distanza di sicurezza dalla duna, occupando un’area pari all’1% della superficie di costa protetta e libera e provvedendo allo smantellamento dello stesso a conclusione di ogni stagione estiva; protegge le dune sabbiose attraverso le staccionate che costeggiano la linea di costa ed ha ricostituito quelle danneggiate con diversi interventi di ingegneria naturalistica realizzati nel corso degli anni; a coadiuvare questa serie di interventi, la contingentazione dei posti auto riservati agli utenti della Riserva, che permette di limitare e regolare il flusso dei fruitori.