Da Brindisi al mondo: il ruolo dei media locali nel raccontare l’intervento umanitario globale.Foto e Interviste

In occasione delle Giornata Mondiale dell’Alimentazione, che si celebra ogni anno in tutto il mondo il 16 ottobre, la Base di Pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite (UNHRD) di Brindisi ha organizzato, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Puglia, un incontro con giornalisti pugliesi sul tema “Comunicare la fame nel mondo, le crisi umanitarie e il ruolo globale della Puglia nella risposta alle emergenze”.


Nel corso della mattinata si è discusso del ruolo dell’informazione locale nel far conoscere le crisi umanitarie internazionali. Grazie infatti alla base UNHRD, Brindisi e la Puglia hanno l’opportunità di guardare al mondo e alle sue crisi umanitarie da una prospettiva insieme locale e internazionale. L’evento ha fornito ai partecipanti gli elementi per analizzare e comunicare le emergenze umanitarie globali, gli strumenti di intervento come UNHRD e l’importanza della presenza ONU sul territorio pugliese.
L’incontro si è svolto nelle strutture di UNHRD che dal 2007 ospitano le simulazioni e le esercitazioni per operatori umanitari e che hanno reso la base un polo di eccellenza formativa e pratica per la preparazione e la risposta alle emergenze.
L’iniziativa è poi proseguita con una visita alle strutture della base a partire dai depositi dove vengo immagazzinati gli aiuti umanitari e le attrezzature logistiche pronti per essere inviati da UNHRD nelle aree di crisi per conto delle 87 organizzazioni partner tra cui agenzie ONU, governi e organizzazioni non governative. A conclusione, i partecipanti hanno visitato UNHRD Lab, l’unità di ricerca e sviluppo che, anche in collaborazione con università e aziende, testa prodotti e studia nuove soluzioni logistiche per rendere la risposta umanitaria più efficace ed efficiente.



Il COSTO DEL CIBO DOVREBBE PROVOCARE ‘SHOCK E INDIGNAZIONE’ CON I PREZZI IN AUMENTO NEI PAESI IN CONFLITTO

ROMA – Un nuovo rapporto del World Food Programme delle Nazioni Unite (WFP), che verrà reso pubblico nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione, mostra come il cibo sia sempre meno alla portata di quanti vivono in paesi in conflitto o soggetti a instabilità politica. Inoltre, in moltissimi altri paesi, il persistente alto costo del cibo sta rendendo sempre più difficile per milioni di persone nutrirsi con pasti che siano adeguatamente nutrienti.
Alla sua seconda edizione, il rapporto Counting the Beans (‘Un conto salato: il vero costo di un piatto di cibo nel mondo’ – http://www.wfp.org/plateoffood) presenta i dati di 52 paesi in via di sviluppo e ha l’obiettivo di fornire ai consumatori dei paesi ricchi e industrializzati un’idea della percentuale di reddito medio, calcolato in termini giornalieri, necessario per potersi permettere un piatto base di cibo nei paesi più poveri del mondo.
L’indice parte da un reddito medio identico pro capite in varie parti del mondo e calcola la percentuale di esso che viene spesa per l’acquisto di ingredienti necessari per un pasto di 600 calorie cucinato a casa. Viene poi calcolato il prezzo ‘percepito’, in base al reddito standard. Sono stati usati dati del PIL pro-capite su base giornaliera – o, laddove non disponibili e non affidabili, dati sul reddito personale sono stati calcolati sulla base delle rimesse e di altre fonti.
Prendendo a riferimento il costo del cibo a New York, i dati del WFP rilevano come un residente nello stato americano spenda 1,20 dollari per preparare un piatto base come una zuppa di legumi (con ingredienti quali fagioli o lenticchie, un pugno di riso o cereali, acqua e olio). Un cittadino del Sud Sudan, invece, per preparare lo stesso piatto, spende l’equivalente del proprio reddito di due giorni, vale a dire come se un cittadino di NY spendesse 348,36 dollari per la sua zuppa di legumi, o 222,05 dollari se confrontato con il potere d’acquisto di un cittadino del nord-est della Nigeria o ancora 62,37 dollari se comparato con un abitante dello Yemen.
Sud Sudan, Yemen, nord-est Nigeria, sono paesi o regioni dove la carestia è una minaccia costante. In tutti e tre i luoghi, i prezzi del cibo che aumentano seguono da vicino l’evoluzione dei conflitti. Molte persone non potrebbero sopravvivere senza l’assistenza del WFP e degli altri partner.
“Cibo a prezzi accessibili e società che vivono in pace vanno di pari passo”, ha detto David Beasley, Direttore Esecutivo del World Food Programme. “E tuttavia, milioni di nostri fratelli e sorelle non hanno né l’uno né l’altro; la presenza di frequenti conflitti rende quasi impossibile preparare anche il più semplice dei pasti”.
Rispetto al 2017, molti paesi hanno registrato dei miglioramenti nel potere di acquisto misurato con questa modalità. In qualche caso questi miglioramenti sono dovuti a una robusta crescita economica, in altri a una maggiore stabilità o a una migliore stagione delle piogge o ancora, nel caso dell’Africa australe, all’assistenza umanitaria che ha aiutato a combattere gli effetti di una grave siccità.
E tuttavia, i costi del cibo rimangono spesso fortemente sproporzionati rispetto al reddito. È il caso di gran parte dell’Africa, di parte dell’Asia e, in misura minore, dell’America Latina.
Tra i paesi presi in esame (escludendo quelli ricchi), il Perù è in cima alla lista dei paesi con il cibo a prezzi più accessibili, a circa 1,6 % del reddito pro capite, a fronte dello 0,6 % di New York, equivalente a 3,44 dollari. Laos e Giordania seguono subito dopo.
“Alcuni dati nell’index di quest’anno mostrano il costo reale e personale dei conflitti e della fame”, ha aggiunto Beasley. “Questi dati dovrebbero causare shock e indignazione. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per ridurre i conflitti e ricostruire le economie, così che i mercati possano riprendere a funzionare a pieno ritmo e le comunità a prosperare”.
I dati e le analisi paese per paese, per i 52 paesi esaminati, sono disponibili a questo link:
http://www.wfp.org/plateoffood.