BRINDISI.PRI:Abbiamo prestato grande attenzione alla vicenda delle dimissioni del Vice Sindaco Dottoressa DE VITO, astenendoci fino ad oggi dal fare commenti.

Non siamo tra quanti hanno focalizzato la loro attenzione esclusivamente sulla  presunta mancanza di autorevolezza del Sindaco ROSSI o sul suo ipotetico essere ostaggio del Partito Democratico.

Nei governi di coalizione, a qualsiasi livello, è evidente che la capacità di condizionamento politico dellEsecutivo da parte dei partiti della coalizione aumenti sensibilmente.

Certamente più grave è se questo condizionamento si estende anche alla struttura burocratica fino a giungere ad esautorare, di fatto, l’organo politico preposto alla guida di un determinato ramo dell’amministrazione.

E’ questa la parte che più ci preoccupa delle dichiarazioni rese dalla Dottoressa DE VITO.

L’ex Vice Sindaco, nella conferenza stampa e nelle dichiarazioni rese a margine, infatti, ha denunciato l’esistenza di un “sistema” all’interno del settore Servizi Sociali, che tenderebbe ad emarginare l’organo politico a beneficio del Dirigente di settore, a sua volta estremamente sensibile alle indicazioni di un partito politico piuttosto che a quelle dell’Assessore al ramo.

Da quelle dichiarazioni rileviamo la giustezza della nostra proposta di istituire una Commissione di vigilanza e di controllo che dia modo a tutti i Consiglieri Comunali, ed in particolare a quelli di opposizione, di esercitare con efficacia la funzione di indirizzo e di controllo.

Non a caso nella mozione con cui abbiamo presentato la proposta di istituzione della Commissione abbiamo messo in rilievo come la riforma Bassanini, nell’attribuire sostanzialmente alla struttura burocratica ogni competenza in materia di gestione abbia, di fatto, affievolito il potere di controllo delle opposizioni rafforzando, invece, quello di coloro che esercitano le funzioni di governo, ed inevitabilmente dei partiti di cui lo stesso governo è espressione, atteso che ha, sostanzialmente, aumentato il grado di politicizzazione della burocrazia comunale, in modo speciale di quella dirigenziale, visto che gli incarichi dirigenziali sono revocabili a discrezione degli organi di governo politici.

Del resto che qualcosa non funzionasse nel settore dei Servizi Sociali lo avevamo già denunciato nei mesi scorsi attraverso gli Organi di stampa in un documento elaborato da un apposito gruppo di lavoro operante all’interno del Partito, che si avvale delle competenze e delle professionalità di esperti del settore.

L’obiettivo che ci eravamo posti in quel documento, e che conserva tutta la sua attualità,  era quello di immaginare una riorganizzazione e riqualificazione dei servizi sociali  per giungere alla definizione di un possibile organigramma capace di gestire tutta la rete dei bisogni dei cittadini riconducibile alle competenze della Amministrazione Comunale.

Il punto da cui partire è la constatazione che la gestione dei servizi sociali di fatto non è più affidata al solo personale dipendente della Amministrazione civica.

Ciò che è manca è  un efficace controllo sugli affidatari.

Il primo obiettivo da porsi è, pertanto, quello di dar vita ad una struttura manageriale che rediga una mappatura completa delle risorse organizzative presenti sul territorio, stimolando la crescita di quelle organizzazioni che possono veramente essere definite no-profit.

Tanto si potrà fare istituendo un ufficio apposito con il compito di operare uno screening di tutte le associazioni, cooperative sociali e organizzazioni no-profit, raccogliendo ed archiviando gli organigrammi di ogni struttura accreditata ed evidenziando le lacune o le insufficienze dei servizi esistenti, individuando e segnalando esperienze innovative di welfare collaborativo.

Ma tale struttura manageriale dovrà anche effettuare un controllo periodico degli operatori del settore al fine di verificare che le strutture accreditate abbiano mantenuto i requisiti strutturali, organizzativi e qualitativi che hanno dato origine alle autorizzazioni.

Per l’avvenire gli affidamenti all’esterno della Amministrazione dovranno avvenire secondo criteri scrupolosamente in linea con le direttive emanate dall’ANAC, avendo anche cura di verificare le situazioni contrattuali dei dipendenti impegnati nella erogazione dei servizi affidati.

La stessa struttura dovrà avere cura di organizzare una consulta in cui siano inseriti i rappresentanti delle associazioni, cooperative sociali, patronati di assistenza, sindacati di categoria e associazioni dei familiari, facendo tesoro dei suggerimenti utili al buon funzionamento dei servizi sociali di emanazione comunale.

Solo in tal modo l’Amministrazione potrà dare compiuta attuazione a quello che è il dettato principale della Legge 328 del 2000, ossia il principio di sussidiarietà inteso come un patto tra tutti gli attori del territorio.

Ma la struttura manageriale dovrà attendere anche ad altri compiti quali: la creazione di uno sportello informativo on- line e contattabile con un numero verde, in modo da consentire ad ogni cittadino di avere informazioni sui servizi erogati dalla Amministrazione. Tanto anche per evitare che la conoscenza sui servizi erogabili sia di patrimonio esclusivo della politica e divenga merce di scambio e di raccolta del consenso.

Dovrà rivedere, ed eventualmente riformare, tutti i protocolli di intesa già firmati con gli altri Enti.

Dovrà dotarsi di figure idonee ad intercettare finanziamenti e risorse nel settore dei servizi sociali, che spesso non vengono utilizzati dalla Amministrazione Comunale.

Insomma, solo dotandosi di una nuova governance l’Amministrazione Comunale potrà dare compiuta attuazione ai principi contenuti nella Legge 328 del 2000 e al IV Piano Regionale delle Politiche Sociali 2017-2020.

Di questo vorremmo discutere in un Consiglio Comunale monotematico piuttosto che perderci in sterili contrapposizioni politiche.