RPMA, POSTE: IL M5S CRITICA LE MANCANTI RISPOSTE DELL’AD FRANCESCO CAIO

I deputati pugliesi De Lorenzis e Scagliusi (M5S) chiedono chiarimenti all’Amministratore Delegato di Poste Italiane su Alitalia, sulla riorganizzazione degli sportelli e sulle società SDA e Kipoint, che ha visto casi di fallimento anche in Puglia

ROMA – “Ci domandiamo che senso abbia ascoltare audizioni, come quella dell’Amministratore Delegato di Poste Italiane, se le domande rivolte dal Parlamento non ricevono risposta o, peggio, repliche generaliste, superficiali e fumose”. A puntare il dito contro Francesco Caio è il deputato pugliese Diego De Lorenzis (M5S), segretario della Commissione Trasporti, che con i colleghi 5 Stelle ha dovuto affrontare un confronto, in realtà inesistente, con l’AD di Poste.

Ho rivolto a Caio due domande – dichiara De Lorenzis (M5S) – una sull’investimento di Poste in Alitalia-Etihad e l’altra sul piano di riorganizzazione degli sportelli. Se rispetto al secondo questo non c’è stata sostanzialmente risposta, al primo l’AD di Poste ha replicato affermando che è stato costruito un percorso finanziario e industriale per la protezione dei soldi pubblici. In pratica, è come se non avesse detto nulla”.

Il collega pugliese Emanuele Scagliusi (M5S), della Commissione Esteri, ha invece chiesto chiarimenti sul sovvenzionamento nei confronti della controllata SDA Express Courier (società in perdita, i cui conti negli anni passati sono stati ripianati da Poste, vale a dire con soldi pubblici) e sulla società Kipoint. Quest’ultima fa capo a SDA e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha condannato ad una sanzione pecuniaria Posteshop S.p.A. per aver sostanzialmente raggirato gli aspiranti franchisee, causa messaggi ritenuti ingannevoli con casi di fallimento anche in Puglia.

Da parte nostra c’è impegno e attenzione per questi appuntamenti istituzionali – dichiarano Emanuele Scagliusi e Diego De Lorenzis (M5S) – Se affrontati con puntualità, possono rivelarsi utili e chiarificatori, ma se le audizioni devono risolversi in una stanca passerella, tanto vale inviare via mail una memoria o un dossier. Si tratta dell’ennesimo segnale di un Parlamento che, oggi, viene sempre più usato come organo ratificatore: un contenitore vuoto, espropriato delle proprie funzioni e prerogative”.


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