LECCE, BANCA D’ITALIA, PERRONE SCRIVE AL GOVERNATORE

“BANCA D’ITALIA DA POTENZIARE, NON DA CHIUDERE”

Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, scrive al governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, per scongiurare la soppressione della filiale di Lecce: “Sarebbe un grave atto di miopia e un incomprensibile gesto di abbandono da parte dello Stato”

Il sindaco Paolo Perrone ha scritto al Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco a proposito della ventilata chiusura della filiale di Lecce della Banca d’Italia. Nella missiva, il primo cittadino chiede con forza che la sede leccese non solo resti aperta, “ma venga al contempo potenziata nelle sue funzioni e servizi”.
Una richiesta, peraltro, suffragata da elementi concreti, a cominciare dal fatto che “il Salento presenta medie di utilizzo di denaro contante tra le più alte in Italia e che tale indicatore sia fonte di grave preoccupazione per le autorità preposte al controllo ed alla repressione di gravi fatti di criminalità, non solo economica”.
Ci sono poi questioni di natura geografica che sconsiglierebbero un’eventuale soppressione della filiale di Lecce. “E’ risaputo – sottolinea il sindaco Perrone – che l’approvvigionamento del contante da parte delle banche e delle istituzioni del territorio, a seguito dell’accentramento delle attività di tesoreria sugli uffici di Foggia – distante circa 300 chilometri da Lecce – abbia generato costi rilevantissimi ed accresciuto i connessi rischi di sicurezza per le imprese che si occupano del trasporto di valori”.
Ecco perché la chiusura della filiale di Lecce “costituirebbe un grave atto di miopia nei confronti del territorio, delle imprese e delle istituzioni che vi operano. Un incomprensibile gesto di abbandono da parte dello Stato rispetto ad un territorio già marginale sul piano geografico”.
Per queste ragioni il sindaco Perrone auspica che “la Banca d’Italia, istituzione tra le più prestigiose del Paese, voglia tenere conto delle legittime necessità ed aspettative del Salento e non abbandoni al suo destino, in questi anni di terribile crisi, un territorio e le sue istituzioni, che al contrario vedono nell’Organo di Vigilanza un sicuro presidio di legalità”.


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