CAPATOSTA L’Ilva in scena a Ceglie Messapica

Dopo la prima serata di “Teatro a tutti i costi” con il Barbonaggio Teatrale di Ippolito Chiarello e la proiezione del film “Ogni volta che parlo con me”, giovedì 30 ottobre, entriamo nel vivo teatrale: siamo nello stabilimento più grande d’Europa, l’Ilva. Due operai sul posto di lavoro.

Il primo è un veterano, venti anni di servizio alle spalle e un carattere prepotente, di chi si è lavorato la vita ai fianchi e il poco che ha lo difende coi denti, compreso il suo piccolo desiderio: fuggire da Taranto, coi suoi figli, per non tornarci più. Il secondo è una matricola, un giovane di venticinque anni appena assunto nello stabilimento. I due potrebbero essere padre e figlio. Solo i gesti, i volti, le voci di attori possono riuscire a raccontare il sangue di una città ferita e divisa. Oltre l’informazione. Capatosta, spettacolo del Crest in collaborazione con Armamaxa teatro con Gaetano Colella e Andrea Simonetti. La regia è di Enrico Messina e le musiche di Mirko Lodedo.

Gli appuntamenti proseguiranno il 6 novembre con “Soliloquy” e le coreografie di Elisa Barucchieri, il 13 novembre con il trasecolato “Sette Opere di Misericordia e mezzo” di Salvatore Marci, il 20 novembre con “Dall’Altra Parte della Terra” del Teatro delle Forche, il 27 novembre con “Kater” il dramma della motovedetta albanese affondata in Adriatico scritto da Francesco Niccolini, il 4 dicembre con il classico di Arthur Schnitzler “Else, Andante Cantabile con Brio” della Bottega degli Apocrifi, per terminare l’11 dicembre con “Croce e Fisarmonica” il racconto di Armamaxa teatro dedicato a Don Tonino Bello con Enrico Messina, Mirko Lodedo e la regia di Carlo Bruni.

Teatro a Tutti i Costi “d’Autunno, la Stagione” è realizzato grazie all’azione di sistema per l’accompagnamento alla visione della drammaturgia contemporanea nella rete Teatri Abitati di Regione Puglia e Teatro Pubblico Pugliese.

Dal 9 novembre con quattro appuntamenti, ritorna anche “Il posto delle favole”, la preziosa rassegna per le famiglie del Teatro di Ceglie divenuta ormai punto di riferimento per le famiglie del territorio e giunta alla VII edizione. La rassegna ospiterà il ritorno di alcune compagnie molto amate dal pubblico del Comunale di Ceglie: ad aprire il cartellone il 9 novembre, saranno i burattini e le marionette della Compagnia Burambò di Foggia che presenterà “Il Mistero dell’Isola dei Gabbiani”; il 23 novembre tornerà al Posto delle Favole “Senza Piume” dell’omonima compagnia di Giovinazzo e le musiche di Mirko Lodedo; il 7 dicembre sarà la volta di Principio Attivo Teatro di Lecce che, dopo la bellissima “Bicicletta rossa” presentata nella scorsa stagione, tornerà a Ceglie dopo una lunga tournée internazionale con “Storia di un Uomo e della Sua Ombra”. Infine domenica 21 dicembre ci scambieremo gli auguri natalizi con il Crest e “La Bottega dei Giocattoli”.

Inizio spettacolo ore 21.00, ingresso in sala 20.30

Babysitting gratuito su prenotazione

Teatro Comunale di Ceglie Messapica – via San Rocco 1

ingresso 5€

info 3892656069

estratto stampa
Sull’accordatura attenta della regia di Enrico Messina si passa, in un delicatissimo equilibrio, da toni ironici a sfumature più drammatiche, senza mai calcare la mano su nessuno dei registri possibili, proprio perché tutto è straordinariamente vero a pochi metri da quel palcoscenico […] Nello scambio di battute tra i due i nodi drammaticamente problematici di quella situazione vengono espressi proprio in faccia a quella stessa società che li vive.

Antonio Audino – Il Sole24ore

A prenderci a pugni nello stomaco è stato Capatosta […] Un esempio di teatro sociale fatto con mezzi rigorosi (e non minimi) e recapitato con una regia e un’esecuzione eleganti, non ingombranti, al servizio di una denuncia frontale sì dello scandalo industriale, ma ancor di più del terreno (sotto)culturale che lo riceve, tra l’utopia di una riaccesa miccia di lotta di classe e l’ignavia in cui gli operai rischiano di scivolare.

Sergio Lo Gatto – Teatro e Critica

I temi che tocca questo spettacolo sono innumerevoli e non solo legati ai problemi dell’inquinamento, dello sfruttamento, delle malattie dell’industria tarantina: questioni come la (presunta) assenza di una classe operaia […], dell’impossibilità della lotta di classe, della sostenibilità delle proprie scelte di vita e delle reazioni rispetto a quelle altrui travalicano di frequente il caso Ilva – seppure profondamente radicato e radicante nella messinscena – per parlare molto più ampiamente del presente. E delle possibilità di scampo. Roberta Ferraresi – Il Tamburo di Kattrin

Uno spettacolo di intenso approdo. Il lavoro attorale fisico e verbale, gesto e parola composti senza mischiare i piani e ben definendo ritmi e tempi di commistione, produce una compiutezza che è snellezza di cifra, intelligibilità che non vuol dire semplicistico, ma funzione per alta fruibilità.

Emilio Nigro – Rumor(s)cena.com

Uno scontro fisico, passionale, generazionale, valoriale, tra il benessere acquisito da difendere ad ogni costo, anche rimettendoci la salute e la vita, ed i sogni di rivoluzione con i ruoli invertiti rispetto alla stereotipata visione dei giovani come svuotati e passivi, dediti soltanto allo sport dello smart phone. Un teatro necessario.

Tommaso Chimenti – Il FattoQuotidiano

[…] racconta con la semplicità e la forza di parole, volti e gesti quotidiani, quelli dei tanti operai chiamati a scegliere tra il lavoro e la vita, il dramma di una città ferita e divisa. Sono come due ventricoli di un cuore, la città e lo stabilimento, in un movimento continuo e oscillante tra vita e morte, agìto sulla scena, con una apparentemente disarmante semplicità, da due uomini. Un sogno divenuto incubo si palesa nella banalità delle azioni quotidiane che diventano balletto quando i due operai si muovono ricordando delle marionette svuotate da ogni consapevolezza.

Elisabetta Reale – Klpteatro

Questo spettacolo, che in italiano significherebbe “testa dura”, è profondamente commovente. Il pubblico ride. Ma il vortice conclusivo, simbolicamente rappresentato da una poltrona girevole, è coinvolgente. Emanuela Ferrauto – dramma.it Colella si rivela maestosa marionetta agente, memore dell’eredità attoriale eduardiana, maschera iterante di
un “come fa un uomo a diventare una cosa?”. Il testo di Colella nasce da una profonda riflessione […] e trova rispondenza in una storia violenta che ripercorre i meccanismi quotidiani di sopravvivenza, raccolti attraverso le generose testimonianze di operai dell’Ilva “amanti uniti in un abbraccio letale”.

Vincenza di Vita – aTeatro.it

Un gran bel problema, insomma, portato in scena da Gaetano Colella e Andrea Simonetti, con la regia di Enrico Messina. E mentre le coscienze si animano in sentimenti contrapposti si consuma giorno per giorno il dramma di una comunità che vive una guerra quotidiana tra salute e lavoro apparentemente senza vie d’uscita. Grande merito dunque a questa compagnia che ha saputo portare in scena un dramma così profondo.

Enrico Cavallo – Sannio Teatri e Culture

Non è un “j’accuse” diretto a politica, manager o controllori. E’ oltre la querelle tra politica e magistratura. Lo spettacolo, scevro da facili ed inutili retoriche, fuori da risposte ideologiche e preconfezionate, va visto anche perché offre la speranza, forse i sogni dovranno essere diversi, restano però un orizzonte per cui valga, nonostante tutto, ancora sperare e lottare.

Marisa Paladino – Oltrecultura

Lavoro valido, con un crescendo interpretativo di Gaetano, che vuole prendere parola, restituire un sentimento di dolore e di impotenza insieme, quasi banalizzandolo nella monotonia quotidiana mentre racconta la sua vita in fabbrica.

Silvia Viterbo – Affaritaliani


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