BRINDISI: LE IRREGOLARITÀ DEL DEPURATORE DI CAROVIGNO VECCHIO ARRIVANO SUI TAVOLI DEI MINISTRI GALLETTI E LORENZIN

La senatrice salentina Daniela Donno (M5S) punta il dito contro le annose irregolarità del depuratore di Carovigno Vecchio, nel brindisino, e presenta un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarezza

La storia del depuratore di Carovigno Vecchio, in provincia di Brindisi, inizia nel 1989, quando il Comune ne deliberava l’affidamento della concessione. Per oltre 20 anni, l’amministrazione locale non ha fatto altro che prorogare degli scarichi nel sottosuolo che, invece, avrebbero dovuto avere un carattere breve e temporaneo.

Nonostante l’espresso e definitivo diniego alla proroga dello scarico nel sottosuolo dei reflui e nonostante il grave carico di una procedura d’infrazione attivata a livello europeo, questo depuratore, però, risulta ancora in funzione. Non solo. Dai rapporti di Arpa Puglia del 2013 risulta che tantissimi parametri, incluso il valore del parametro batteriologico E.coli, eccedono quelli previsti dalla normativa ambientale. La stessa E.coli, che guarda caso, proprio nel 2013, ha creato fortissimi disagi oltre che ricoveri nell’intero territorio pugliese, tanto da rendere necessaria la pubblicazione di un comunicato divulgativo da parte del Ministero della Salute.

Queste evidenze, frutto di un lavoro di squadra e di approfondimenti fatti insieme al collega della Camera Giuseppe D’Ambrosio (M5S), sono state il punto di partenza per la stesura di un’interrogazione indirizzata ai Ministri Galletti e Lorenzin – dichiara la senatrice salentina Daniela Donno (M5S), prima firmataria dell’interrogazione – Uno dei quesiti certamente più interessanti riguarda il fattore tempo. Chiediamo, infatti, per quale ragione, nonostante la sussistenza di procedure d’infrazione attivate sul tema dalla Commissione Europea e la presenza di non fraintendibili rapporti di non conformità chimica e microbiologica del depuratore di Carovigno, lo scarico dei reflui sia stato sempre prorogato, in barba alle prescrizioni temporali degli interventi, le quali sono state puntualmente disattese dagli enti e dalle autorità coinvolte. Chiediamo, inoltre, l’adozione di misure di prevenzione previste per espresso dal Codice dell’Ambiente e di ogni misura necessaria per un’effettiva protezione e salvaguardia delle aree interessate. Non è possibile rimandare, a livello locale come a livello nazionale, l’attuazione di soluzioni efficaci che tutelino l’ambiente, l’ecosistema e che rispettino per davvero il dettato normativo del Codice dell’Ambiente. È necessario che le amministrazioni locali si assumano quelle responsabilità che continuano a scaricarsi vicendevolmente e che si ponga la parola fine a questa desolante situazione. Tanti, troppi impianti pugliesi – conclude Daniela Donno (M5S) – non rispettano i limiti previsti dalla legge, danneggiando in maniera inaudita il nostro territorio”.


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