Toni Matarrelli: La TAP nel brindisino? Una scelleratezza

Torno con preoccupazione sul tema del gasdotto “Trans Adriatic Pipeline” (TAP) a causa dell’esito dell’incontro tra Regione Puglia e Governo centrale. Tale appuntamento sembrerebbe aver restituito ipotesi di localizzazione dell’impianto se possibile ancora più incongrue di quelle ventilate nei mesi scorsi.

Anzi: praticamente inaccettabili. Accolto – opportunamente – il dissenso della popolazione di San Foca di Melendugno, oggi sembrano configurarsi opzioni alternative non meno dissonanti, tanto rispetto al comune sentire dei territori, quanto al confronto con la realtà delle cose, specie se inquadrata nel contesto di una storia industriale quarantennale.
Il Governo infatti avrebbe ristretto la cerchia dei possibili siti di approdo della TAP alle località di Brindisi porto, Lendinuso, Casalabate. Ovvero a zone già lungamente stuprate sul piano ecologico, ambientale e in definitiva della salute pubblica o massimamente turistiche.
I mesi passati avevano destato perplessità, vieppiù a causa di prese di posizioni per così dire «aperturiste» verso una sorta di forzosa industrializzazione del territorio naturale pugliese, una specie di violenta lacerazione inflitta alla Puglia, luogo unanimemente riconosciuto tra i più suggestivi del mondo, peraltro in aree valutate come a maggiore rischio ambientale d’Italia. E ciò in nome di un incremento dell’occupazione le cui previsioni, dati alla mano, sembrano ridicole (e quindi offensive) rispetto al devastante impatto causato da una colata di ferro e cemento dall’emivita cinquantennale, periodo dopo il quale sarà impossibile ripristinare lo stato dei luoghi.
A fronte di una vertenza civile così importante, stupisce allora il deficit di intransigenza di quegli interlocutori – la Regione Puglia su tutti – che, pure dinanzi ad una massiva mobilitazione sociale, allenterebbero le maglie della trattativa, quasi considerando la popolazione brindisina come figlia di un dio minore, dischiudendo il vaso di Pandora dei mille drammatici problemi del territorio brindisino e più in generale salentino per consentire il prevalere di arroganti interessi industriali e lobbistici. Le immani tragedie sociali consumate in nome del carbone e della chimica sembrano un affievolito ricordo.
Sollecito quindi l’opposizione della Regione a non consumare una delle scelte politiche più scellerate degli ultimi decenni.