BRINDISI, Nota Matarrelli su vicenda Edipower

Vicenda Edipower: ancora una volta la comunità brindisina sembra costretta a dover scegliere tra lavoro ed ambiente, tra possibilità di sviluppo e tutela della salute pubblica. Il dualismo così impostato è evidentemente ricattatorio, imponendo ad un territorio già provato da decenni di sfruttamento industriale e sfregio ecologico una scelta ancora una volta inaccettabile: ammalarsi (e morire) di fame o ammalarsi (e morire) di malattie.
Sembra dunque necessario sottrarsi a questa sorta di spada di Damocle che pende non soltanto sul capo dei lavoratori, ma in definitiva dell’intero comprensorio brindisino. Restano così sul tavolo due priorità fondamentali, di pari valore ed impatto. Da un lato, la priorità di salvaguardare il destino dei lavoratori della centrale termoelettrica Edipower e dell’indotto, appeso da due anni ai fili di deboli contratti di solidarietà e di ammortizzatori sociali ormai esauriti. Dall’altro, l’urgenza di arginare l’inquinamento della nostra terra, massivamente investendo nelle tecnologie di riconversione e bonifica, in modo da compiere il definitivo salto di qualità soprattuto nell’alveo dell’industria energetica.
Dinanzi a tali due necessità, sconcerta che la politica istituzionale si affretti a rilasciare risposte «tranchant», sbrigative nella forma e arroganti nella sostanza, sospettabili di tutelare interessi uguali e contrari, e quasi sferrando il colpo definitivo sul capo di 250 lavoratori e delle rispettive famiglie. Spetta, al contrario, a chi riveste ruoli pubblici la delicata responsabilità di coniugare quelle istanze, magari mostrando maggiore sensibilità e facendosi carico di allestire un fronte comune di tutte le istituzioni del territorio, ad ogni livello. Anzitutto, allora, si dovrebbe valutare con maggiore accortezza il progetto di riconversione, anzitutto sul versante dell’impatto ambientale, e considerare anche le esigenze complessive dei lavoratori coinvolti dalle vicende del piano industriale. Per quanto mi riguarda, io sono pronto a fare la mia parte.


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