Gazzaneo (ORA TOCCA A NOI):Brindisi e quell’incessante bisogno di giustizia sociale

Dopo i fatti di cronaca che si sono susseguiti nell’ultima settimana mi sento in dovere di fare alcune considerazioni in tema di ordine e sicurezza, ancor di più se consideriamo il fatto che le numerose rapine e sparatorie degli ultimi mesi hanno coinvolto spesso miei coetanei.

Che Brindisi viva – e forse abbia sempre strutturalmente vissuto – negli estremi di una vera e propria emergenza sociale in termini di occupazione, povertà economica e culturale è noto ai più, e le periodiche escalation di fenomeni di microcriminalità non sono che i sintomi di una realtà che è profondamente radicata nel tessuto sociale brindisino.

Ciò che più mi fa specie è che non solo qualcuno affronta in maniera strumentale e a fini politici una questione che meriterebbe ben più attenzione e profondità di analisi, ma come sempre il tema viene focalizzato esclusivamente sotto una lente securitaria e repressiva.

Se qualcuno crede che riempire le nostre strade per qualche settimana di più agenti di polizia, incentivare i controlli nei quartieri o nei locali del centro sia sufficiente a rappresentare una reale soluzione si sbaglia. Sia chiaro, con ciò non intendo dire che tali interventi non siano giusti e necessari per garantire il rispetto delle norme di convivenza e la lotta ai fenomeni criminali in questione. Ma basta vedere due volanti in più e aumentare la propria percezione di sicurezza?

In verità credo dovremmo tutti ampliare il campo di visione, amministratori e parti politiche in primis, ed inquadrare l’”emergenza” in chiave sociale analizzandone tutti gli aspetti.

Se dobbiamo invocare l’intervento dello Stato, chiederei al Ministro degli Interni Salvini – a cui tanto cari sono i temi della sicurezza e dell’ordine pubblico – e del Mezzogiorno Lezzi – che è espressione dei nostri territori e ben dovrebbe conoscere i problemi che li attanagliano – un piano di investimenti straordinario per le periferie, per il Sud e per Brindisi.

Mi aspetterei una politica che promuove modelli culturali distanti dalle logiche della sopraffazione, dell’odio e della violenza. Chiederei un intervento deciso dello Stato per fronteggiare la dispersione scolastica (a Brindisi 1 giovane su 4 non completa la scuola dell’obbligo); investimenti strutturali agli enti locali per organizzare i propri servizi sociali; politiche di contrasto alla povertà che vadano oltre ai proclami elettorali, politiche per il lavoro che restituiscano dignità e libertà dal ricatto occupazionale che conduce alla spirale della criminalità.

Non dobbiamo mai dimenticare e ringraziare chi, ogni giorno e lontano dai riflettori, spende le proprie energie e mette al servizio la propria professionalità proprio per costruire alternative alla strada e alla violenza nelle nostra periferie: i tanti operatori sociali, le scuole, le associazioni che cooperano per costruire modelli culturali positivi per tanti giovani della nostra città.

Sono convinto che in questa direzione muovono alcuni dei percorsi aperti dall’amministrazione, anche se molto di più va fatto nonostante i limitati strumenti e le pochissime risorse a disposizione. Un ruolo fondamentale in questa fase sarà giocato dal percorso di transizione del nostro modello di sviluppo unito ad un efficiente investimento in operazioni sociali e culturali soprattutto nelle periferie e tra i giovani, processi che spetterà alla nostra amministrazione promuovere e governare e che delineeranno il volto della Brindisi delle prossime generazioni.