NUMERO CHIUSO MEDICINA, MANCA: SIAMO IN EMERGENZA PER MANCANZA DI MEDICI E NULLA SI MUOVE NEPPURE CON QUESTO “GOVERNO DEL (NESSUNO) CAMBIAMENTO

La denuncia del vicepresidente Commissione Sanità e consigliere regionale di Direzione Italia, Luigi Manca

Nel 2025, vale a dire fra solo sei anni, secondo la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici la Sanità italiana vedrà 80mila medici (compresi i medici di base) in meno e 16.500 medici specialisti (soprattutto medici di pronto soccorso esperti in emergenza-urgenza  e pediatri). Una diminuzione che mette a rischio il funzionamento  dell’intero sistema sanitario nazionale, perché secondo l’ANAAN/ASSOMED (sindacato dei medici) nei prossimi anni le Università italiane formeranno 10mila medici ogni anno, ma di questi solo 7mila riescono a specializzarsi. Il gap è difficile da colmare, né si può pensare di farlo tenendo per il colletto bianco i medici in sala operatoria fino e oltre 70 anni.

Nel momento dell’insediamento il ministro Grillo aveva promesso l’abolizione del numero chiuso, la proposta auspicabile è poi stata dimenticata nel cassetto per diversi motivi, uno è sicuramente quello che non ci sono le strutture universitarie idonee ad ospitare tutti gli aspiranti giovani medici, ma soprattutto non vi sono borse di specializzazione adeguate. Insomma, il rischio è che ci siano molti laureati in Medicina, ma senza specializzazione è difficile poter svolgere la professione. Problemi sicuramente veri, ma che si sta facendo? Questo governo si dice del cambiamento ma si comporta esattamente come i precedenti non affrontando il problema.

Ribadisco non è accettabile l’ennesimo test di ingresso a Medicina, il prossimo settembre, dove la speranza di poterlo passare è del 15%, non si possono costringere gli altri 85% a rinunciare ai propri sogni e iscriversi ad altre Facoltà o peggio andare all’estero, chiaramente per le famiglie che se lo possono permettere. E’ necessario che almeno la percentuale degli iscritti al primo anno aumenti e questo si può cominciare a farlo finanziando di più le sedi Universitarie, innovandole anche sotto il profilo tecnologico. Alcune lezioni possono essere seguite in più aule e nel frattempo investire più risorse per le borse di specializzazione.

Personalmente ho scritto al ministro Grillo per incontrarla e per dare anche il mio contributo a una soluzione, ma anche sotto questo aspetto il cambiamento è per modo di dire, nessuna risposta, forse perché questo Governo non sa dare risposte concrete ma solo proclami.

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