Modalità aereo al Cine\Teatro Comunale di Mesagne sabato 9 e domenica 10 marzo orari proiezione: 18:00 e 20:00 costi: € 5 intero € 4 ridotto

È una bella idea quella venuta a Paolo Ruffini e sviluppata poi nella sceneggiatura di Modalità aereo. Chi non è nato digitale ma ha vissuto il prima e il dopo di questa fondamentale fase dello sviluppo tecnologico, sa quanto la vita ne sia stata migliorata, ma al tempo stesso quanto abbiamo perso in termini di libertà, spontaneità e contatto umano.

Il cellulare, in particolare, partito come comodo telefono portatile, diventando lo strumento principale di connessione con la rete ha reso tutti schiavi: i figli, monitorati costantemente da genitori sempre più ansiosi che un tempo non volevano (e non potevano) sapere ogni minuto dove fossero, non se ne staccano nemmeno a scuola, esasperando i professori, ma sono soprattutto gli adulti a consegnargli la propria vita e delegargli la propria memoria. Così, se un tempo (giuro) conoscevamo a memoria i numeri dei telefoni fissi di amici e parenti, adesso diamo al cellulare il compito di farlo per noi, e perderlo può diventare un grosso problema.

Quando poi a dimenticarlo è un imprenditore ricco e arrogante, viziato e coccolato, che ha appena fatto licenziare due poveracci che per lavoro puliscono i bagni dell’aeroporto e hanno i loro buoni motivi di frustrazione, le cose precipitano velocemente. L’occasione fa l’uomo ladro e la vendetta è a portata di mano: appropriarsi della vita dell’odioso individuo e nel frattempo distruggergliela è un attimo. Soltanto che in fondo i due cattivi del film non sono veramente tali e diventeranno alla fine i più improbabili alleati dell’uomo a cui hanno fatto perdere tutto.

Se nella vita è abbastanza improbabile che un personaggio del genere dimentichi uno strumento che contiene tutta la sua vita, comprensiva di numeri telefonici dei cosiddetti vip, password, vizietti e conti segreti alle Caiman, al cinema è un escamotage plausibile per dare il via a una commedia in cui si susseguono scambi di persona, equivoci, situazioni paradossali e rovesciamenti di campo. In questo Modalità aereo ha le sue qualità.

Immerso com’è in un’atmosfera favolistica con molti riferimenti agli anni Ottanta, dai modelli cinematografici (Una poltrona per due e lo Scrooge di Bill Murray in S.O.S. fantasmi, con una spruzzata di L’aereo più pazzo del mondo, col trattamento riservato dall’angelica hostess all’isterico cliente della prima classe) a quelli musicali con la presenza di un’icona dei tormentoni pop e dei bollori adolescenziali dell’epoca come Sabrina Salerno, con qualche incursione nel glorioso passato dei musicarelli, offre momenti divertenti soprattutto nella seconda parte, quando il meccanismo ingrana e permette ai suoi protagonisti di brillare. E sono proprio gli attori a dare coesione anche alle parti più sfilacciate (e un plauso particolare va a Lillo, sia in coppia con Dino Abbrescia che da solo, coi suoi irresistibili balletti).

Come tutti i film di Brizzi, anche questo ha un sottotesto autobiografico. Dopo le note vicende e il linciaggio mediatico a cui è stato sottoposto prima di essere assolto per la non sussistenza dei fatti, colpisce che invece di un film livoroso e vendicativo, o comunque satirico, il regista abbia firmato quello che gli americani chiamano un “feel good movie”, che esalta il valore dell’amicizia e della resistenza alle avversità, e anche la capacità di cambiare e accorgersi di chi e che cosa conta veramente nella vita.

Commedia ambientata a Natale ma non natalizia, con pochi riferimenti ai cinepanettoni di cui Brizzi è da moltissimi anni sceneggiatore, Modalità aereoprocede un po’ a balzi ed ha a tratti un sentore più teatrale che cinematografico, ma alla fine riesce a lasciare qualcosa allo spettatore, strappando anche qualche risata di pancia, invece dei consueti sorrisi a mezza bocca a cui ci ha abituato la recente commedia italiana. E il messaggio finale, che invita a dscottenersi dalla rete per tornare nel mondo reale, guardarsi in faccia e parlare con chi ci sta vicino, magari attorno a un tavolo ben imbandito, in un’atmosfera utopistica alla Mulino Bianco, è la perfetta chiosa di un film “buonista” nel senso migliore del termine, che poi è anche l’unico possibile.