Il “labirinto” della Xylella

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha accolto il ricorso della Commissione Ue contro i ritardi e le omesse ispezioni dell’Italia nelle prescritte operazioni di abbattimento degli ulivi infettati dalla xylella.

Più precisamente la Corte ha affermato che, alla scadenza del termine fissato dalla Commissione per il 14 settembre 2017, l’Italia non ha rispettato due obblighi ai quali era tenuta: non ha proceduto immediatamente alla rimozione, nella zona di contenimento, di tutte le piante infette nella fascia di 20 km dalla zona infetta confinante con la zona cuscinetto e non ha garantito nella stessa zona il monitoraggio della presenza della xylella mediante ispezioni annuali. La Corte ha per contro rigettato la domanda della Commissione diretta a fare attestare un costante e generale inadempimento dell’Italia dell’obbligo di impedire la diffusione della batteriosi. Si tratta di una condanna per primo inadempimento che comporta soltanto il pagamento delle spese processuali fermo restando che la vera quantificazione del danno economico sarà operata al termine della procedura di infrazione e finirà per ricadere sugli aiuti annuali alle aziende agricole italiane.

Il verdetto della Corte di Giustizia ha riacceso subito nella classe politica e nell’associazionismo di categoria una ridda di reciproche accuse senza alcun pentimento riparatore. Il Presidente della Regione Emiliano ha affermato che “la condanna riguarda tutto il periodo in cui la lotta alla xylella era sotto la esclusiva responsabilità del Governo e dei suoi commissari” e ha aggiunto che “la sentenza non riguarda la Regione Puglia che, quando ha cominciato a occuparsi della xylella (gennaio 2016) ha finalmente realizzato una organizzazione relativa ai monitoraggi e agli abbattimenti che ha soddisfatto i commissari Ue”. E non solo perché il Presidente Emiliano ha voluto sottolineare sul merito della sentenza che le contestazioni riguardanti gli abbattimenti “sono da ricercarsi nelle mancanze della legislazione nazionale e nei sequestri preventivi operati dalla Procura della Repubblica di Lecce che hanno impedito le estirpazioni”. Dure, di segno opposto e fra loro contrastanti sono state le reazioni delle associazioni agricole e di diversi esponenti politici che hanno peraltro sottolineato l’urgenza di tempestivi interventi. Una specie di labirinto da cui sembra difficile uscire.

Un deludente scenario che non sembra tenere nel debito conto la dimensione del flagello che colpisce gli interessi vitali di migliaia di agricoltori e che reca enormi danni all’economia delle zone colpite. Va perciò ribadito che il disastro “xylella” va affrontato con la massima determinazione e il recupero della possibile concordia tenendo nel debito conto le più aggiornate acquisizioni scientifiche e le indicazioni tecniche dei più autorevoli studi in materia. Si tratta di un danno per l’intero Paese, di una grave minaccia per le zone pugliesi e lucane limitrofe non ancora colpite e di un dramma per il Salento che in ampie zone risulta segnato da un cimitero di piante essiccate. Un Salento economicamente impoverito, sfregiato nella sua verde bellezza e duramente privato di un simbolo della sua storia e della sua cultura.

Il 7 maggio scorso il giudice per le indagini preliminari di Lecce, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto l’archiviazione della inchiesta sulla xylella che vedeva come indagati per diversi reati l’ex commissario straordinario Giuseppe Zilletti ed altri nove indiziati. Si è chiusa così l’inchiesta con la motivazione della impossibilità di dimostrare il nesso causale fra la fitopatia e le condotte tenute dai 10 indagati. E ciò, sempre secondo il provvedimento giudiziario, in considerazione del fatto che non vi sarebbe chiarezza scientifica né sulla piena conoscenza del fenomeno naturale né sulle cause e, tanto meno, sui rimedi. Una parte dell’inchiesta, per alcune specifiche indagini, è stata rimessa alla Procura della Repubblica di Bari per ragioni di competenza. Nel testo del provvedimento si afferma poi che si è proceduto all’archiviazione “nonostante molteplici aspetti di irregolarità, pressapochismo, negligenza”. Un provvedimento che attesta la mancanza di elementi di responsabilità penale tali da giustificare il prosieguo del procedimento. L’indagine giudiziaria quindi che pure ha segnato in modo notevole il caso della xylella, si è conclusa in pratica con l’affermazione che nella vicenda non sono rinvenibili elementi di responsabilità penale.

Ma l’assenza di responsabilità sul versante penale non esclude ovviamente che ci possano essere responsabilità di altra natura a partire da quella civile per i danni procurati al territorio, agli agricoltori e anche allo Stato dal momento che il verdetto della Corte di Giustizia finirà per quantificare il danno arrecato dai ritardi e dalle omissioni. E sarebbe giusto che per questi danni (destinati a gravare sui cittadini) lo Stato, attraverso i competenti organi ministeriali, agisse in rivalsa nei confronti dei soggetti che li hanno provocati. Per non parlare di possibili responsabilità contabili per dipendenti e amministratori pubblici e soprattutto della responsabilità politica con le relative sanzioni riservate alla valutazione degli organismi dirigenti dei partiti interessati e con le valutazioni che in ogni caso spettano ai cittadini con l’esercizio del diritto di voto.

Michele Di Schiena

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