Antonino (PRI):Brindisi può fare a meno dell’industria?

Lo scontro tra il Sindaco ROSSI ed il Presidente ed il Direttore di Confindustria, MARCUCCI e GUARINI, che campeggia su alcuni Organi di stampa, lascia sconcertati.

Su quale sia il modello di sviluppo migliore per Brindisi si può essere in disaccordo.

Ma giungere ad usare espressioni del tipo “del duo MARCUCCI e GUARINI non sò che farmene”, suggerendogli di entrare nell’agone politico se hanno delle idee da proporre, ci pare francamente troppo.

Brindisi tra i tanti mali soffre anche di un “deficit di rappresentanza”.

La crisi economica ha raggiunto picchi così elevati che anche per i corpi intermedi è diventato difficile svolgere un ruolo di diaframma tra i cittadini, le imprese e le Istituzioni.

E’ un fatto che le Associazioni di categoria, gli Ordini professionali e le Organizzazioni dei lavoratori da tempo non vengono coinvolte nei processi decisionali.

Delegittimare una Associazione che rappresenta la maggior parte delle industrie insediate sul territorio, allora, non è assolutamente utile.

In fondo il Presidente MARCUCCI si era limitato a sottolineare la necessità che i processi autorizzativi di competenza della Amministrazione Comunale si svolgessero con più rapidità.

La lentezza con cui da qualche tempo il Comune di Brindisi procede al rilascio delle autorizzazioni di sua competenza è  un tema di cui si discute molto in città.

Eppure dovrebbe essere patrimonio diffuso che l’attrattività di un territorio dipende non solo dagli incentivi che possono ricevere le imprese che vengano ad insediarsi ma anche dalla rapidità delle risposte che vengono fornite dai decisori politici e burocratici.

Sul fronte del reperimento di risorse a beneficio di quanti intendono investire a Brindisi non credo che possa essere rivolta critica alcuna a Confindustria ed ai suo dirigenti.

Ricordiamo, solo a titolo di esempio, il lavoro egregio svolto da questa Organizzazione per fare allocare nuovamente nel nostro territorio le risorse della Legge 181/1989.

E’ grazie alla interlocuzione intessuta da Confindustria con la Regione Puglia e con il Governo nazionale ed all’opera di marketing localizzativo svolta che molte aziende hanno presentato progetti che, se finanziati, daranno una opportunità di lavoro a decine di cittadini di Brindisi.

E non ci pare che quei progetti siano relativi ad attività manifatturiere “inquinanti”.

E’ quindi ingeneroso, oltre che non rispondente al vero, accusare Confindustria di rappresentare e difendere esclusivamente le ragioni delle industrie che arrecano un danno all’ambiente o di interessarsi solo dei subappalti all’interno dei grandi gruppi industriali presenti nella nostra città.

Lo stesso kit localizzativo in via di predisposizione per rendere ancor più attrattiva la Zona Economica Speciale, di cui ROSSI oggi si vanta, è il risultato di due ordini del giorno presentati dai ruppi consiliari del PRI e del Movimento 5 Stelle proprio per superare l’inerzia che sul tema aveva caratterizzato la Giunta ROSSI.

Abbiamo più volte sostenuto che la ricerca di un nuovo modello di sviluppo per Brindisi, che salvaguardi il patrimonio imprenditoriale esistente ma punti anche alla valorizzazione di altri segmenti dell’economia quali la logistica, il turismo, l’agricoltura, è risultato che si può raggiungere solo attraverso una efficace concertazione che veda lavorare gomito a gomito le forze politiche, tutte!, le Istituzioni, le rappresentanze datoriali e sindacali e gli Ordini professionali.

Pensare di essere gli unici depositari della “verità rivelata” non può che arrecare un danno al nostro territorio.

Ci auguriamo, allora, che anche nel rapporto tra la Associazione degli industriali brindisini e l’Amministrazione Comunale prevalgano nuovamente le ragioni del dialogo e del confronto.

Brindisi non ha bisogno di “un uomo solo al comando della corsa”, tanto più quando quell’uomo non ha ancora chiarito, innanzi tutto nelle sedi istituzionali competenti, quale è il traguardo che vuole raggiungere!


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