Reimpianti nelle zone colpite da Xylella. Casili (M5S): “Manca un progetto di rigenerazione e la Giunta naviga a vista”

“Da tempo denunciamo le criticità dei reimpianti nelle zone colpite dalla Xylella. Occorre una seria riflessione sul perchè fino ad oggi siano stati rempiantati solo 300 ettari e di sicuro non possiamo imputarlo ai soli vincoli paesaggistici, che peraltro riguardano prevalentemente le aree costiere e una parte delle aree interne lungo i versanti della serra salentina.

La verità è che manca un vero progetto di rigenerazione del territorio, che tenga conto dei fattori strutturali e di contesto. Oggi avremmo voluto confrontarci anche con la Giunta per capire quale sia l’indirizzo politico regionale, ma ancora una volta Emiliano ha preferito non assumersi le sue responsabilità, delegando i tecnici. Cambiano gli assessori all’Agricoltura, ma si continua a navigare a vista senza alcuna programmazione”. Lo dichiara il consigliere del M5S Cristian Casili a margine della seduta della IV Commissione in cui si sono tenute le audizioni sul reimpianto degli ulivi.

“Per dare vita a un progetto organico – continua il pentastellato – abbiamo elaborato uno studio di prefigurazione di scenari futuri, individuando regole di rigenerazione del nostro paesaggio, grazie alla collaborazione di paesaggisti del territorio. Riteniamo che non si debba procedere per compartimenti distinti, ma la questione deve essere affrontata da più punti di vista, tenendo conto degli aspetti produttivi, ambientali e paesaggistici. Un aspetto fondamentale per il futuro è dare la possibilità in zona infetta di poter reimpiantare altre cultivar oltre a quelle fino ad oggi ritenute tolleranti al batterio, per non fare l’errore del passato puntando solo a due varietà di ulivo. Non solo, sempre in zona infetta occorre garantire l’utilizzo di specie forestali che vadano a coprire le zone dove non sarà possibile intervenire con il reimpianto. Occorre garantire ai vivai locali del Salento la possibilità di produrre e movimentare materiale vegetale senza l’asfissiante burocrazia e il peso delle norme che di fatto stanno musealizzando questo territorio. È necessario quindi diversificare le produzioni agricole per non incorrere nei problemi del passato con le monocolture. Questi sono solo alcuni degli aspetti che meritano particolare attenzione e su cui purtroppo fino ad ora nessuno è intervenuto. Per questo – conclude Casili – auspico che tutti gli attori interessati possano mettersi intorno a un tavolo per definire una volta per tutte le azioni da percorrere per iniziare a disegnare il futuro di questo territorio. Abbiamo già perso troppo tempo, ora  è necessario agire”.

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