Cobas:Doppia vittoria a Lecce e Brindisi dei lavoratori licenziati illegittimamente da Gial Plast

La scrivente O.S. Cobas del Lavoro Privato Puglia esprime soddisfazione per le vittorie giudiziarie dei lavoratori di Lecce e Brindisi licenziati illegittimamente da Gial Plast.

Il Tribunale di Lecce nella persona del Giudice la Dottoressa Maria Gustapane aveva già emesso la sentenza al primo dei 30 lavoratori licenziati da Gial Plast Caiffa Sebastiano del cantiere di Gallipoli intimando a Gial Plast il reintegro sul posto di lavoro e il pagamento delle mensilità arretrate.

Già a suo tempo le motivazioni del Giudice la Dottoressa Maria Gustapane erano uguali alle considerazioni espresse dal sindacato Cobas fin dal primo giorno di questa triste vicenda, principalmente dopo la sospensione della misura di interdittiva antimafia emanata dalla Prefettura di Lecce da parte del Tribunale Lecce.

Contro la sentenza della Dottoressa Gustapane del lavoratore gallipolino la Gial Plast appellava la sentenza di primo grado con reclamo contro la reintegra sul posto di lavoro del lavoratore Caiffa Sebastiano.

Il Tribunale di Lecce Sezione Lavoro con il collegio composto dalla Dottoressa Caterina Mainolfi, dalla Dottoressa Luisa Santo e dalla Dottoressa Francesca Costa in data 9 dicembre ha rigettato il reclamo di Gial Plast obbligando alla reintegra sul posto di lavoro del lavoratore Caiffa Sebastiano.

Ancora una volta la Magistratura del Lavoro di Lecce ha ribadito con forza il diritto al lavoro di cittadini che in passato hanno avuto problemi con la giustizia.

Altra notizia positiva viene dal Tribunale Ordinario di Brindisi Sezione Lavoro dove il Giudice la Dottoressa Gabriella Puzzovio ha accolto il ricorso del lavoratore del cantiere di Ostuni annullando il licenziamento chiedendone la reintegra immediata sul posto del lavoro.

Ancora una volta le tesi portate avanti dal sindacato Cobas vengono ribadite nelle sentenze, infatti la scrivente ha chiesto da sempre la reintegra sul proprio posto di lavoro dei lavoratori illegittimamente licenziati. In questa vicenda gli unici ad aver pagato il prezzo più alto sono i 30 lavoratori e le rispettive famiglie che oltre a rimetterci il posto di lavoro hanno rimesso la dignità personale e familiare.

Alla Magistratura del Lavoro pugliese porgiamo il nostro plauso e ringraziamento oltre che a nome di questi lavoratori e rispettive famiglie.

Come spesso avviene in Italia la Magistratura deve riequilibrare il sistema poiché delle disposizioni di legge, applicate regolarmente, producono l’effetto contrario di quello sperato dal legislatore.

Infatti l’interdittiva antimafia che colpisce gli amministratori delle società nel nostro caso ha prodotto altri effetti, cioè il datore di lavoro ha licenziato i lavoratori che non avevano niente a che fare con l’interdittiva antimafia.

Attualmente ancor di più si avvalora la tesi che i licenziamenti debbano essere tutti revocati con il ritorno al lavoro immediato, già prima con l’interdittiva antimafia la Prefettura di Lecce non aveva detto di licenziare il personale con reati penali adesso con la sospensione del Tribunale di Lecce si appalesa ancor di più la tesi che i licenziamenti rimangono illegittimi.

Nella Repubblica Italiana tutti i cittadini hanno diritto a lavorare per il sostentamento proprio e della propria famiglia, infatti la Costituzione prevede all’art.1 che l’Italia è fondata sul lavoro che rappresenta il principio cardine su cui si è costituito l’ordine democratico e che subordina l’attività lavorativa al rispetto delle leggi della civile convivenza, del codice civile e dei contratti collettivi nazionali.

Dal combinato disposto tra l’art.1, art.3 e art. 27 comma 3 della Costituzione e altre disposizioni di legge si evince che la Repubblica italiana deve garantire il lavoro a tutti i cittadini anche a quelli che si sono macchiati in passato di reati senza distinzioni per avere il reintegro sociale.

Per questi motivi il sindacato Cobas ha ritenuto sempre illegittimi i licenziamenti effettuati da Gial Plast nelle Provincie di Lecce, Brindisi e Foggia e chiedendone sempre l’immediato reintegro lavorativo.

I lavoratori hanno sempre affermato “non siamo mafiosi ma vogliamo solo lavorare” ma abbiamo ricevuta una doppia condanna una dopo aver espiato pene decine di anni fa e la seconda non poter lavorare onestamente per sostenere le nostre famiglie.

Il Sindacato Cobas fin dal primo momento è stato affianco ai lavoratori colpiti dall’ingiusto licenziamento e continuerà ad esserlo finché l’ultimo lavoratore non sarà rientrato nel suo legittimo posto di lavoro.

Confederazione Cobas Puglia

Cobas Lavoro Privato

Roberto Aprile


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