BRINDISI.Agorà della Sinistra:L’ITALIA CHE VERRA’ Ipotesi e opportunità dopo il coronavirus

In questi giorni in cui l’Italia è rinchiusa dentro casa, in cui il motore dell’economia va al minimo e la paura impregna il cemento dei palazzi, accadono eventi nuovi.

I cigni si avventurano lungo i Navigli di Milano o lungo i canali di Venezia. I letti dei fiumi, piccoli e grandi, e della laguna veneta si schiariscono, si ripuliscono e mostrano i fondali limpidi. I pesci e i delfini si stanno riappropriando di spazi persi da decenni. L’atmosfera, così mostrano le foto dei satelliti, si sta rapidamente ripulendo dai veleni dello smog e dell’inquinamento causati dall’iperproduzione planetaria.

Il mondo si sta disintossicando mentre l’uomo muore sotto i colpi severi del coronavirus.

Eppure mai come adesso è evidente di come l’uomo potrebbe intraprendere una strada nuova ma necessaria in cui le scoperte, l’innovazione, la ricerca e la modernità potrebbero cambiare il futuro. Il coronavirus ci sta mostrando una via e sta dimostrando come potrebbe risolvere molti atavici problemi che sono sempre apparsi irrisolvibili, costringendoci a una perenna resa dei conti con la coscienza collettiva stritolata nel ricatto occupazione- ambiente.

Ma sarà così?

L’Italia è un esempio emblematico. L’assalto di un virus aggressivo, ma non impossibile da affrontare e gestire, ci ha messo alle corde. In pochi giorni è emerso, con una chiarezza pari a quella dei fondali dei fiumi ripuliti, come anni ed anni di continui tagli alla sanità pubblica, alla scuola, alla ricerca, alla innovazione digitale abbiano distrutto qualunque prospettiva positiva per il paese. Non abbiamo più un numero adeguato di ospedali, di posti letto, di terapie intensive, di medici, di infermieri, di industrie che producano materiale e medicine indispensabili per affrontare non l’emergenza, ma la normalità.

Dall’altro lato il virus ha spinto in modo determinante alla necessità di utilizzare la tecnologia per lavorare riducendo al minimo gli spostamenti. Il virus ha dimostrato che è possibile lavorare da casa o comunque con spostamenti ridotti. Ma servono infrastrutture materiali, hardware, software, ingegneri, programmatori, tecnici, competenze digitali, strumenti informatici adeguati: reti telematiche, server, cablatura e fibra ottica, tablet, computer e non solo smartphone. Serve conoscenza di programmi, di flessibilità nelle competenze tecnologiche, voglia di mettersi in gioco e in discussione. Servono soldi, investimenti, visione del futuro.

Non è necessario, per essere produttivi, prendere macchine, treni, aerei e spostarsi come pedine impazzite nel pianeta per fare riunioni, marketing, vendita di prodotti di qualsiasi tipo. No, non serve costruire muri di carta. Serve lavorare sodo per acquisire competenze mirate verso il futuro. Ed è l’emergenza che sta spingendo il pianeta a rendersi conto che per combattere per la vita serve cambiare punto di vista e strategia. Si sta comprendendo che la scuola moderna e tecnologica è fondamentale per coinvolgere i ragazzi che ora sono depressi e abbattuti dentro le proprie case, come lo erano fino a pochi giorni fa nelle aule delle scuole. Ora si sta comprendendo che una scuola moderna li coinvolge, li stimola, li fa sentire parte di un progetto e fa riassaporare il desiderio forte di vedersi fisicamente e di quanto sia importante il coinvolgimento umano, psicologico e fisico.

Oggi il Ministero dell’Innovazione ha finalmente lanciato una call per chiamare “alle armi” le migliori menti informatiche e tecnologiche di un paese che le ha ma che non le ha mai sapute portare alla luce e su cui, invece, era indispensabile investire. Ora queste competenze e capacità finalmente potranno mettere insieme le loro idee innovative e la loro forza strategica. E serviranno, saranno fondamentali, per salvare il paese e per costruire un futuro diverso.

Gli ultimi trent’anni in Italia sono stati caratterizzati da una classe politica, espressione di una classe sociale, che ha guardato solo al proprio ombelico occhieggiando agli evasori fiscali, ai ciarlatani, ai venditori di fumo, a coloro che hanno voluto speculare solo il presente per un proprio personale guadagno immediato senza alcuna capacità di investire nel futuro del paese e dei loro stessi figli.

Questo è un paese che ha emarginato intere generazioni di giovani promettenti e competenti costringendoli a lavori precari, mal pagati e sfruttati per far fare soldi a pochi spregiudicati neoliberisti che hanno lucrato evadendo le tasse e distruggendo il lavoro e il suo obiettivo costituzionale di affermazione della dignità di ogni essere umano.

Ora questi nodi sono venuti al pettine. Per tutelare la salute pubblica bisogna investire nella sanità pubblica, nella scuola pubblica, nell’innovazione pubblica. Ora bisognerà ripensare tutta la filiera produttiva italiana e anche in questo caso si aprono nuove prospettive. Nel mondo la pandemia del coronavirus provocherà il bisogno di mascherine, ventilatori, medicine, medici specializzati, infermieri, di tecnologia all’avanguardia che sappia controllare senza sfruttare e limitare la libertà delle donne e degli uomini. Cioè serviranno nuove industrie, tecnologie e competenze diverse da quelle sviluppate dalle grandi multinazionali californiane.

Queste ultime hanno investito moltissimo nella ricerca e nell’innovazione ma hanno guadagnato trilioni di dollari evitando di pagare le tasse giuste nei paesi in cui producono i loro prodotti e attuando un controllo continuo sulla vita digitale delle persone. Loro conoscono tutto dei loro clienti: la vita, i gusti, le opinioni e le tendenze. E l’obiettivo non è il bene collettivo.

Ora si apre una grande possibilità e l’Italia potrebbe diventare la protagonista del proprio futuro e garantire, finalmente, un futuro degno ai propri giovani. Sperando che questo accada prima che il virus distrugga la vita dei nostri anziani, cioè proprio di coloro che hanno accudito, assistito e aiutato quelle giovani generazioni distrutte in questi anni nella dignità e nel futuro.

Galileo Casone