ROMANO: RIPARTIAMO DA PIU’ DISPONIBILITA’ DI RISORSE UMANE E TUTELE GIURIDICHE PER IL PERSONALE SANITARIO

Dopo lo sconforto che ha preso tutti all’annuncio della fase 2 delle restrizioni, si comprende che il pericolo non è passato. Bisogna essere prudenti; e scegliere la strada, oggi impopolare, della massima cautela mi tranquillizza perché siamo in buone mani.

Si può fare di più? Onestamente no, altrimenti dovremmo partire dalle regioni con più contagi. Si sono commessi degli errori? Immagino di si. Ma è sbagliato cavalcare il vento del populismo. Altrove, nel mondo, lo hanno ben compreso.
 
Una prima riflessione: nel nostro Paese il sistema sanitario pubblico, che ha preso in carico l’epidemia migliorando prioritariamente il sistema di cure (gli ospedali) e monitorando i focolai del contagio, è uguale in ogni Regione? La risorsa umana impiegata può reggere? Il personale sanitario di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna è diverso da quello imposto a Puglia, Calabria, Campania? Colmare questo gap oggi diviene una priorità nazionale. E poi c’è il problema della tutela giuridica. Oltre alle denunce per malasanità ed al contraltare dei costi della medicina difensiva, l’emergenza ha evidenziato la burocrazia difensiva. Medici competenti che chiedono relazioni ai primari sull’uso dei DPI e servizi di igiene che contestano procedure mai regolamentate. La legge sulla responsabilità civile del governo Renzi è insufficiente ed oggi si pone il problema di una tutela penale e civile del personale sanitario impegnato in trincea, che deve poter contestare inadempienze al datore di lavoro. In Puglia, come nel resto d’Italia, abbiamo quasi raddoppiato i posti letto di rianimazioni, subintensive, malattie infettive; abbiamo attrezzato aree vaste in reparti ospedalieri, allestito tende in subintensiva. Ed il personale, gli anestesisti, i rianimatori? In Puglia abbiamo reparti di emergenza non attivati per carenza di sanitari. Questa criticità va affrontata! E’ dal 2002 che la Puglia adegua i posti letto ospedalieri ai parametri nazionali. L ’ultimo decreto, il DM70, ha inteso migliorare la rete ospedaliera, ma il covid 19 non ci ha permesso verifiche. Anche la ratio che ha guidato i percorsi di decongestionamento dei reparti medici con la nascita di ospedali di comunità, PTA, residenze sanitarie ospedaliere, sociosanitarie territoriali o delle Asp, allo stato rimane una incompiuta. Le politiche sanitarie che impongono tagli e penalizzano il Mezzogiorno vanno avanti dal 1998, tranne la breve parentesi del Governo D’Alema. L’indirizzo politico è stato sempre quello: risparmiare, efficientare e pareggiare i bilanci. Adesso cambierà qualcosa dopo ciò che è accaduto? Per farlo bisognerà aumentare la percentuale di PIL da destinare al sistema sanitario, con maggiori poteri allo Stato e una priorità al Mezzogiorno. Ci aspetta un lavoro di lunga lena che continui a modernizzare il sistema, a vantaggio di cittadini e operatori. Dobbiamo prestare attenzione al senso comune delle persone, degli operatori, delle strutture accreditate e di quelle autorizzate. La fase di convivenza col virus deve vedere il cittadino convinto della necessità di ulteriori sacrifici, ma anche sicuro di potersi fidare. Le passeggiate politiche che certificano il controllo della situazione e frasi come “va tutto bene” non mi convincono. Bisogna lavorare, invece, su due fronti: la messa in sicurezza degli operatori sanitari ospedalieri e delle residenze ed il modello con cui le diverse Asl hanno circoscritto i focolai. Sapere che negli ospedali pugliesi e nelle residenze per anziani vengono eseguiti periodicamente tamponi contribuisce molto a far crescere tra le persone il senso di sicurezza verso il sistema, così come accaduto al Policlinico di Bari ed all’Asl di Bari. Tutto ciò va elevato a sistema. E poi occorre migliorare la percezione di sicurezza negli ospedali. Al momento, i dati del rapporto popolazione residente e numero di contagi vede al primo posto Foggia, a seguire Brindisi,  Bari, Lecce, Bat e per ultimo Taranto, dove ci fu il primo contagio di Puglia, gestito benissimo. Buone pratiche che vanno studiate ed elevate a linee di indirizzo per tutta la sanità pugliese: la medicina territoriale integrata con la rete ospedaliera. La vera sfida della convivenza con le epidemie sono prevenzione, monitoraggio della popolazione, diagnosi tempestiva. Ne parliamo dai tempi del primo riordino della rete ospedaliera di Fitto. Poi nel 2008 con Vendola rilanciammo la funzione dei Distretti, con Emiliano abbiamo regolamentato la funzione dei Presidi Territoriali di Assistenza, ma passi in avanti pochi, mentre il futuro passa dalla cruna dell’ago. E proprio di questo bisognerà parlarne diffusamente.


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