BRINDISI.CARMELO GRASSI: «AGRICOLTURA, UN PATRIMONIO DA COLTIVARE»

L’agricoltura è una grande realtà economica, il motore di uno sviluppo diffuso per l’occupazione. Insomma, uno di quegli asset attorno ai quali gira l’economia del territorio restituendo reddito e posti di lavoro.

L’emergenza sanitaria si è abbattuta come una tempesta sul settore agricolo e agroalimentare con un bilancio da profondo rosso che ha sfiancato molte filiere alle prese con una crisi di liquidità senza precedenti. Il 13,5% delle aziende agricole di tutta la filiera nazionale ha sede in Puglia.

«Per molti anni si è ritenuto – ha detto Carmelo Grassi, candidato al Consiglio regionale di Puglia come indipendente Pd – che l’agricoltura fosse un settore archiviato, arroccato al passato, e che il futuro non ne fosse interessato. L’agricoltura è un giacimento da difendere e su cui continuare ad investire, tuttavia il settore ha bisogno di una sana rigenerazione per rimediare alle cose che non hanno funzionato, come alcuni bandi del Psr, che significa ricostruire la capacità produttiva del nostro territorio. Occorre correggere il tiro delle politiche regionali perché l’agricoltura non può non essere settore trainante dell’economia pugliese. È un mondo che occorre ricostruire partendo dagli errori perché non possiamo permetterci di tenere parcheggiato un potenziale enorme. Dare seguito a un’esperienza amministrativa significa aggiustare difetti e squilibri, mi riferisco soprattutto all’utilizzo dei fondi destinati alle aziende agricole».

Il comparto lancia un grido d’allarme, la Puglia è tra le regioni del Sud che più ha utilizzato i fondi del decreto liquidità. Adesso la priorità è non perdere i fondi Psr, non sprecare la deroga che l’Unione europea ha concesso alla Regione per l’utilizzo di 800 milioni non ancora spesi, su una quota dei quali incombe seriamente il disimpegno. Da una parte il rischio di dover restituire ingenti risorse, dall’altra una platea di imprese che reclama liquidità. È il disegno a tinte fosche dell’agricoltura pugliese. «L’agricoltura ha bisogno di un assetto stabile – ha continuato Carmelo Grassiche tocca corde essenziali come la logistica, le infrastrutture, i trasporti, il ritardo digitale che investe l’agroalimentare, la sostenibilità della produzione, il welfare per le fasce deboli e anziane della comunità agricola, i contratti di filiera, le politiche di contrasto alla Xylella, l’assistenza tecnica e la divulgazione agricola, la sicurezza nelle zone rurali, i sistemi bio e le filiere corte. Priorità sulle quali occorre intervenire con un quadro organico, chiaro e condiviso. Non è più il tempo di avanzare a vista senza una programmazione precisa e condivisa».

Come sempre l’occhio di riguardo e la cura devono partire dal basso, dal pesce più piccolo, da chi – grazie al proprio lavoro – ci consente di godere dei frutti della nostra terra: occorre puntare sul binomio agricoltura-turismo per valorizzare il patrimonio culturale ed enogastronomico. «Promuovere l’esportazione dei prodotti – ha concluso Grassisignifica investire nel nome della regione, nella sua attrattività. Per questo la Regione deve essere costantemente al fianco dei produttori e delle filiere, deve ascoltare le istanze dei protagonisti e curvare le sue politiche sulle piccole e medie imprese per favorirne l’accesso nei mercati nazionali e internazionali attraverso una rete commerciale dedicata, come i mercati generali e le cooperative di vendita. Il vino non è solo un prodotto, è anche un pretesto per avvicinare alla cultura, alla storia dei nostri territori. Le cantine hanno saputo investire e crescere in innovazione di processo e di prodotto e hanno aperto le proprie porte al pubblico diventando luoghi di ospitalità, in grado di coniugare food, cultura, tradizioni, paesaggio e, naturalmente, turismo. La Regione deve saper intercettare i settori più competitivi. L’agricoltura è in prima fila. Per questo si può e si deve fare meglio che in passato».


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