Dicembre 1970, cinquant’anni fa, la breve stagione delle occupazioni studentesche a Brindisi, tra assalti fascisti e sgomberi polizieschi.

Quando ricordi giovanili e ricerca archivistica coincidono…

di Antonio Camuso (Archivio Storico Benedetto Petrone)

Ciò che avvenne nei primi giorni del dicembre 1970, per chi l’ha vissuta da giovane studente liceale, con la testa e il cuore pieno d’ideali rivoluzionari, come il sottoscritto, rimarrà un ricordo indelebile e ancor ci si emoziona a rileggere i volantini e i giornali dell’epoca ed in particolare la Gazzetta del Mezzogiorno.

L’inizio dell’anno scolastico 1970-71 nei licei e negli istituti tecnici e professionali di Brindisi era stato contrassegnato da scioperi e assemblee studentesche in cui si proponevano con più forza le rivendicazioni già avanzate nei due anni successivi:

1) Risolvere l’affollamento delle aule, a fronte di una presenza di 4500 studenti degli istituti superiori nella provincia brindisina

2) La richiesta di sostegno economico alle migliaia di studenti pendolari, le cui famiglie erano in maggioranza di origine contadina,

3) La critica ai percorsi formativi non adeguati al mercato del lavoro

4) E infine i temi sull’antiautoritarismo, cari alla generazione sessantottina: il diritto all’assemblea e la partecipazione effettiva degli studenti alla vita scolastica.

Su questi ultimi temi, l’accusato di turno era il ministro della pubblica istruzione Misasi che, con la sua riforma, non aveva soddisfatto le attese studentesche. Come in altre parti d’Italia anche a Brindisi il Movimento studentesco , in particolare le sue “avanguardie” più politicizzate, cercava confronto e alleanze con il movimento operaio e il 19 novembre vi era stata un’adesione massiccia studentesca allo sciopero generale sui temi dell’occupazione e lo sviluppo, indetto dalle confederazioni sindacali CGIL-CISL-UIL.

Da quella data il fermento giovanile si era trasformato in assemblee , gruppi di studio ed una serie di riunioni di “movimento “ ospitate dal Centro Servizi Culturali, finanziato dalla Cassa del Mezzogiorno e sotto l’occhio benevolo dei responsabili, tra i quali l’indimenticabile Mimmo Albano. Si giunse all’inizio di dicembre, in un quadro nazionale di proteste studentesche ed occupazioni di licei contro la riforma Misasi, a decidere di seguire anche a Brindisi questa strada. Un’iniziativa questa volta coordinata da un comitato interstudentesco che aveva come riferimenti principali il Liceo classico Marzolla e l’ITIS G Giorgi, dove io studiavo.

Il Marzolla, frequentato in gran parte dai figli della borghesia brindisina, sin dal 1969 , aveva visto nascere all’interno un nucleo di studenti politicizzati, e aderenti al gruppo marxista leninista , Circolo Lenin (di Puglia). Una presenza non gradita da uno sparuto numero di studenti di destra inquadrati nei gruppi giovanili del Movimento Sociale Italiano (MSI) : la Giovane Italia e il Fronte della Gioventù richiamantisi al fascismo. Questi ultimi, pur schierandosi opportunisticamente a favore della protesta, si opposero alle occupazioni , in nome della difesa dell’ordine e della legalità violate dai “maoisti”.

Inizialmente la contesa fu solo verbale, ma in seguito divenne violenta quando i neofascisti brindisini vollero replicare con quanto accadeva nel resto della regione dove, a Lecce i neofascisti avevano aggredito i liceali che volevano occupare il Classico e a Bari, Avanguardia Nazionale faceva frequenti incursioni contro gli studenti di sinistra.

A Brindisi la novità di quell’anno fu l’avanzamento della “coscienza politica studentesca” nell’ITIS G. Giorgi, grazie alla presenza di un piccolo gruppo di attivisti, tra cui il sottoscritto, aderenti all’Unione dei Comunisti Italiani (marxisti-leninisti)_Servire il popolo, di stampo maoista e la presenza del carismatico e compianto Pietro Alò, aderente al Circolo Lenin e che in seguito fu eletto senatore per Rifondazione Comunista.

Il 4 dicembre , l’istituto tecnico industriale «Giorgi» ed il liceo classico « Marzolla, dopo infuocate assemblee, furono occupati e gli istituti professionali entrarono in agitazione. La perdita di consenso tra gli studenti e il dilagare delle parole d’ordine della sinistra rivoluzionaria fra i giovani , fecero montare nel MSI brindisino la voglia di rivalsa e, dopo essersi riuniti al cospetto dei massimi vertici locali del partito, decisero di passare all’azione.

In questo contesto , la notte del 6 dicembre all’ITIS occupato ,grazie una soffiata interna al MSI fummo avvisati di un prossimo assalto notturno da parte dei neofascisti. Alla bell’e meglio cercammo di rinforzare gli ingressi con barricate di fortuna, senza molte speranze, poiché l’edificio aveva numerosi ingressi con ampie vetrate.

Fortunatamente per noi dell’ITIS, l’obiettivo principale e spina nell’orgoglio fascista ferito, era il liceo Classico Marzolla e l’indomani, nella notte del 7 dicembre 1970 una vera e propria squadraccia nera, dopo aver cercato con un sotterfugio di entrare nel Classico, assaliva gli studenti occupanti, una quindicina che, nonostante i fascisti avessero rotto una finestra per penetrarvi, riuscirono a respingerli.

A detta dei testimoni, che la mattina esposero un datzebao sui fatti, ad osservare l’azione dei neri vi era stata l’intera dirigenza missina. A fronte della totale passività, al limite della complicità, delle forze dell’ordine, ed il pericolo che vi fossero pericolose conseguenze fisiche agli studenti occupanti, si decise di terminare l’occupazione del Classico ed indire una manifestazione il giorno seguente, richiedendo la presenza non solo degli studenti degli altri istituti occupanti ma anche della cosiddetta società civile.

Purtroppo l’azione provocatoria dei fascisti diede i suoi frutti negativi e il 10 mattina interveniva la polizia nelle restanti 7 scuole occupate a Brindisi e Provincia, sgomberandole senza trovare resistenza. Terminava così l’autunno caldo del 1970 del movimento studentesco brindisino, mentre non sarebbero terminati gli assalti dei fascisti agli studenti ed in particolare quelli di sinistra a Brindisi,come in tutta Italia: esattamente un anno dopo, presso la sede brindisina del Circolo Lenin, a largo De Giorgio, fu accoltellato Donato Peccerillo dagli stessi neofascisti che la mattina avevano attaccato un corteo studentesco.

Dell’occupazione dell’ITIS , ho un piacevole ricordo nella solidarietà che trovammo nel quartiere Casale e in particolare dalla latteria Guadalupi, da un fornaio e da un bar che non ci fecero mancare latte , briosce e focaccia ogni mattina.

Antonio Camuso (Archivio Storico Benedetto Petrone) archiviobpetrone@libero.it


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