BRINDISI.Coltivazioni “Fuori Suolo” sui terreni intorno alla centrale Federico II

Non solo progetti industriali green, pur virtuosi tra cui la produzione di idrogeno verde, ma anche l’utilizzo di una parte dei 400 ettari contaminati, che devono essere portati a urgente bonifica, a ridosso della centrale termoelettrica Federico II di Cerano, non più riutilizzabili dall’agricoltura tradizionale, attraverso la coltivazione in Serra “Idroponica”. Si tratta di una tecnica innovativa di coltivazione cosiddetta “fuori suolo o senza suolo” ovvero coltivazione senza terra che, in questo caso, sarebbe la soluzione ideale tenuto conto che sui terreni in questione da anni – come già evidenziato – è disposto il divieto assoluto di poter coltivare.

FLAI CGIL e CGIL BRINDISI ritengono, quindi, importante che le risorse legate al Next Generation Eu debbano andare verso un futuro sostenibile anche nell’agricoltura.

Non è un caso che un intero capitolo del piano del Recovery Fund sia destinato al FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale), un piano già attivo dal 2014 al 2020, ma che è stato nettamente potenziato per il 2021-2027 con ulteriori 18 miliardi di euro, anche in virtù del Piano Agricolo Comune (PAC) Europeo.

Dunque, la coltura “idroponica” può essere un investimento strategico, innovativo e tecnologicamente avanzato nel campo della coltivazione poiché riporta, in questo caso, al riutilizzo di un’area industriale non più altrimenti impiegabile poichè fortemente contaminata.

Tale progetto può sviluppare soluzioni innovative e all’avanguardia puntando alla digitalizzazione e all’automatizzazione dei processi produttivi complessi poiché parliamo di colture senza substrato o su mezzo liquido: “le colture fuori suolo”. Nelle prime, le radici affondano in un substrato di diverso tipo che viene costantemente inumidito con la soluzione nutritiva, nelle seconde l’apparato radicale è immerso direttamente nella soluzione nutritiva. L’impianto complessivo di coltivazione in idroponica in serra, quindi, non è solo utile perché recupera un’area contaminata ad oggi non più utilizzabile ma anche perché si potrebbe realizzare un innovativo modello di economia circolare utilizzando alcuni elementi prodotti dalla centrale Federico II come ad esempio energia, riscaldamento, climatizzazione, indispensabili per il funzionamento della coltivazione in serra. In sostanza, un progetto e/o sperimentazione di un modello tecnologico finalizzato all’individuazione di percorsi integrati ecosostenibili per lo sviluppo di ciclo in grado di efficientare i processi produttivi.

Tuttavia il nostro obiettivo principale e più complessivo è quello di aprire un “focus” sull’agricoltura come settore strategico per la nostra economia, capace di trainare anche altri settori produttivi, dal commercio ai servizi.

Il nostro territorio possiede la più “grande industria a cielo aperto” con la sua immensa estensione agraria, inferiore solo a quella di Foggia, dalle straordinarie produzioni agricole di qualità che hanno uno stretto legame con il territorio, la sua storia e la sua identità. Ma rimane ancora da determinare una visione territoriale integrata, che sappia tracciare un’azione prospettica mirata a cogliere ed interpretare scenari di sviluppo economico sempre più ampi e complessi.

Lo snodo da cui partire sta non solo nella capacità di mettere a valore i nostri saperi, la nostra storia contadina, ma anche nel saper potenziare i servizi, le infrastrutture di supporto all’agricoltura, favorire gli strumenti di crescita sistemica (consorzi, cooperazione, ecc) che hanno reso importanti altri territori, strutturare sportelli istituzionali di settore per snellire le procedure burocratiche, attivare tavoli permanenti proficui tra tutti gli stakeholder interessati. Tutto questo si può realizzare anche con gli strumenti e gli obiettivi indicati dal New Green Deal per traghettare il settore verso una svolta ambientale e sostenibile sul piano economico e occupazionale (intesa come buona occupazione) a condizione di saper intercettare i Fondi Europei e soprattutto di saperli poi utilizzare bene.

Il Segretario Generale CGIL                    Il Segretario Generale FLAI CGIL

Macchia Antonio                                      Mino Della Porta


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