Non si sentiva la necessità, ma succede ancora!

Ogni giorno accade qualcosa, capita l’occasione per prendere politicamente posizione: un argomento vale l’altro per continuare a litigare.

È vero è il sale della politica, ma almeno tra tante prese di posizione che hanno pure una qualche logica, si potesse fare in modo di fare sintesi, mettersi d’accordo ed iniziare, finalmente, un percorso d’insieme per costruire il futuro diverso, migliore e più attento ai bisogni della collettività brindisina e della provincia. Tuttavia prevale il collaudato metodo dell’IO contro tutti!

Continua, quindi, la fase negativa. Una tempesta perfetta! Gli ultimi episodi coinvolgono il consorzio ASI, l’investimento Edison, TAP e SNAM dove si sono concentrate le discussioni, quindi, le accuse. L’Europa chiama, ma Brindisi non risponde.

Le opportunità di intercettare risorse ed investimenti non è stata mai più favorevole come ora. Al contrario si preferisce litigare sul numero di panettoni consumati e non pensare sulle condizioni in cui si trova tutta l’area industriale, un tempo il cuore pulsante di molta parte dell’economia brindisina, ridotta in condizioni preoccupanti dal punto di vista logistico ed infrastrutturale: assenza di segnaletica  e manutenzione stradale, scarsa manutenzione della rete idrica, cura del verde, costi elevati dei servizi come acqua, gas rispetto alle altre ASI pugliesi e, soprattutto, scarsa appetibilità per aziende che vorrebbero investire nell’area di sua competenza. 

Stesso ragionamento per TAP e SNAM. Apprendiamo dalla stampa che non si accettano incontri con le società in questione e si preferisce demandare al governo centrale l’onere di decidere il da farsi. Ed intanto il tempo passa ed i cittadini delle zone interessate non hanno nessun riconoscimento dei danni ricevuti.

Ed ancora torniamo sul fondamentale progetto di decarbonizzazione della centrale Federico II che non è pensabile sia lasciata ad ENEL la decisione di gestire unilateralmente le fasi, già iniziate, del cambiamento e quella del dopo carbone. Sono coinvolti centinaia di lavoratori diretti e molti altri delle aziende dell’indotto in un sistema economico e produttivo che risulterà completamento sconvolto.

Sull’investimento Edison la UIL di Brindisi ha avuto modo di dire la sua ma, come al solito, gli abituali professionisti della politica del NO! continuano ad impegnarsi sulla nota e sperimentata prassi del discredito di qualsiasi intenzione o proposta che riguarda insediamenti industriali. Sarebbe necessario approfondire il progetto e capire, tra l’altro, le ricadute occupazionali che non sono certamente l’ultima cosa da considerare. 

Sono solo alcuni esempi di quanto sarebbe necessario discutere di tanti altri argomenti per recuperare il tempo perduto. Dovremmo passare dall’IO contro tutti a UNO per TUTTI e TUTTI per UNO!

 

Antonio Licchello


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