BRINDISI.Incontro con il Direttore Generale ASL/BR 12 maggio 2021 Documento Pensionati CGIL CISL UIL per ASL BR

La pandemia da covid 19 ha messo a nudo le gravi debolezze del sistema sanitario pubblico, dovute ad anni di scellerati tagli economici con conseguenti piani di rientro che hanno costretto la nostra regione, come altre soprattutto del sud Italia, a rispondere a scelte meramente ragionieristiche e non ai reali bisogni di cura e di assistenza dei cittadini.

A pagarne le conseguenze sono stati soprattutto i cittadini più fragili in salute e più deboli sul piano economico e sociale e fra questi gli anziani e le persone affette da patologie croniche.

Nel luglio 2020, le segreterie regionali di SPI CGIL, FNP CISL,UILP UIL, hanno presentato alla Regione Puglia una piattaforma per una svolta nella sanità territoriale, avanzando le proposte che in questo documento provinciale richiamiamo caratterizzandole con le specificità territoriali.

In premessa, in continuità con i livelli sindacali regionali, sosteniamo l’importanza di:

  • Un Patto a Sostegno della Domiciliarità
  • Un Piano Regionale per la Non Autosufficienza, che superi la logica della monetizzazione attraverso l’assegno di cura, riorganizzando invece l’erogazione di servizi essenziali

LA SANITA’ A BRINDISI

 

Nella provincia di Brindisi da anni lamentiamo che i vari piani di rientro e, in ultimo, il riordino ospedaliero del 2016, ha creato un ulteriore divario con le altre realtà pugliesi in termini di rapporto percentuale abitanti/posti letto negli ospedali, e di mancanza di una rete  socio-sanitaria integrata,  capace di offrire ai cittadini un’alternativa di medicina territoriale e di prossimità  qualitativamente valida rispetto ai presidi ospedalieri ormai chiusi, ciò ha creato ulteriori disagi soprattutto ad anziani e disabili.

In tale contesto, la pandemia ha aggravato le criticità esistenti, aggiungendone di nuove, dovute soprattutto alla carenza di personale sanitario e a problemi logistici e organizzativi. 

 

CAMPAGNA VACCINALE

 E’ noto che la Puglia è stata penalizzata riguardo la ripartizione effettuata finora tra regioni delle dosi di vaccino contro il covid. Ma nella nostra ASL ci sono ancora anziani  over 80 e over 70 non ancora vaccinati, così come soggetti fragili.  Registriamo anche disorganizzazione nel dare informazioni per tempo ai cittadini rispetto all’apertura o no dei centri vaccinali. C’è anche bisogno di chiarire perché il fermo che c’è stato a fine aprile nelle ASL pugliesi ha portato allo slittamento delle prenotazioni di tre settimane nella ASL di Brindisi per la fascia d’età 69- 60 mentre  nelle altre ASL il rinvio è stato di una sola settimana. C’è da capire perché accumuliamo tanto ritardo.

LISTE D’ATTESA

 L’annoso problema delle lunghe liste d’attesa  dopo la prima fase del lockdown nello scorso anno, si era drammaticamente aggravato: nella nostra ASL c’erano 55.000 richieste inevase,  ma, a tutt’oggi,   abbiamo lamentele da parte di  tanti anziani, e non,  di visite più volte rinviate o addirittura, ricevuta la telefonata di rinvio è stato detto agli interessati che sarebbero stati richiamati d’ufficio, ma a distanza di più di un anno molti non sono stati più ricontattati (visite di cardiologia, di otorinolaringoiatria, di pneumologia…)

  Sta accadendo quindi che:

– esami e visite specialistiche, se si è fortunati, si riescono ad avere in regime di convenzione presso centri privati, o si è costretti a farli privatamente, magari in intramoenia, con il risultato che chi non può permetterselo economicamente, e tra questi tanti pensionati e tanti disoccupati, rinuncia alla cura.

Chiediamo di sapere;

– come si stanno rispettando le agende di prenotazione;

– come si vuole riorganizzare il servizio dei CUP, dato che in alcuni comuni non è stato riattivato e in altri, come Fasano, funziona solo 2 giorni a settimana.

 

PRONTO SOCCORSO

gli accessi al pronto soccorso diventano un’odissea: lunghe ore di attesa per poi sentirsi, magari, prescrivere visite specialistiche da fare all’esterno, per avere una diagnosi certa, rispetto al bisogno di cura manifestato. E’ ormai dimostrato che un’alta percentuale di accessi al pronto soccorso potrebbero essere evitati se i cittadini avessero a disposizione strutture di prossimità  capaci di erogare cure appropriate.

 

IL PIANO TERRITORIALE DELL’ASL BR/1

Abbiamo necessità di avere un’informativa aggiornata e puntuale sul piano territoriale della rete socio-sanitaria della nostra provincia. Sembra che nell’autunno scorso il Management aziendale è stato impegnato nella definizione di un nuovo piano territoriale. Diventa per noi indispensabile sapere quale modello di sistema socio-sanitario integrato si stia programmando per Brindisi, che guardi aldilà dell’emergenza,  considerando le risorse economiche che saranno a disposizione, nazionali ed europee. Abbiamo appreso dagli organi di stampa della volontà di aprire ospedali di comunità in vari comuni ( S. Pancrazio, Latiano, Brindisi, S. Vito dei Normanni…) Ciò che riteniamo indispensabile è sapere:

– se la riconversione dei PTA /PPA è stata completata, 

– quali servizi socio.sanitari saranno ripristinati nel territorio. Molte realtà hanno assistito allo svuotamento dei poliambulatori, la chiusura dei centri prelievi e dei CUP, lo svuotamento dei consultori. E’ così grave la carenza di organico che ci sono figure professionali, come ad esempio gli psicologi, che mancano persino nei DSM, e in questo periodo di pandemia in cui sono aumentati i disagi psicologici, molte persone non hanno potuto rivolgersi alla struttura sanitaria  pubblica

 Tali criticità impediscono anche di parlare di rispetto del diritto alla salute a qualsiasi età, perche la Costituzione non pone limiti, garantendo:

– la prevenzione con test di screening per la “diagnosi precoce” 

 – la “medicina di genere”, perché è acclarato che ci sono differenze terapeutiche che continuano spesso ad essere ignorate.  

 

MEDICINA DI PROSSIMITA’ E DOMICILIARITA’

Sempre più spesso anche negli atti del Governo, si fa riferimento alla medicina di prossimità il cui obiettivo è portare le cure presso il paziente e non viceversa. Per raggiungere tale obiettivo  bisogna disporre,  nel territorio, di strutture e professionalità a supporto delle esigenze medico-socio-assistenziali dei cittadini, con particolare attenzione nei confronti dei non autosufficienti, che possono ricevere cure e trattamenti presso il proprio domicilio. Serve una programmazione chiara d’integrazione tra strutture per acuzie e territorio, accompagnata da un organigramma adeguato del personale necessario per una vera presa in carico dei pazienti, con un lavoro di rete tra le figure già esistenti e le nuove previste (infermieri di comunità). Il piano territoriale, a nostro avviso non può prescindere da:

restituire un ruolo di coordinamento ai Distretti socio-sanitari

– definire la funzione delle USCA oltre la pandemia

– ridefinire il ruolo dei medici di base

riorganizzare i poliambulatori

– fare le assunzioni necessarie sia per gli ospedali sia per la medicina territoriale

 

La domiciliarita’

La percentuale di anziani nella nostra provincia è di poco più alta rispetto alla media regionale: a Brindisi gli anziani rappresentano il 24% della popolazione. L’aumento della prospettiva di vita deve però conciliarsi con condizioni di benessere, condizioni ben esplicitati nella legge n.16/2019 della Regione Puglia sull’invecchiamento attivo e in buona salute. Una delle condizioni è sicuramente restare nella propria casa, vicino ai propri affetti. Da anni come OO.SS. insistiamo sul funzionamento di una rete integrata di servizi socio-sanitari, non solo non si è mai realizzata ma dobbiamo denunciare che negli ultimi anni, specie in alcuni Distretti socio-sanitari, l’ASL sta venendo meno rispetto alla presa in carico di utenti che necessitano di interventi sanitari domiciliari, mettendo in difficoltà gli Ambiti Sociali Territoriali. 

Poter usufruire di prestazioni socio-sanitarie e assistenziali a domicilio, o presso strutture locali raggiungibili facilmente anche dalle persone più anziane o malate,  avrebbe fatto la differenza in questi mesi così duri e complessi della pandemia.

ADI e SAD sono servizi essenziali che vanno implementati perché sono sottodimensionati rispetto al bisogno di presa in carico. Così come il numero delle ore dedicate come ADI è insufficiente. Se consideriamo le risorse economiche messe a disposizione già nella legge di bilancio 2021 e le altre risorse del PNRR destinate alla sanità,  all’innovazione tecnologica, alle politiche abitative, le case possono  essere luoghi di assistenza e di cura con l’uso della telemedicina, della domotica,  dell’innovazione digitale, e anche attraverso nuove forme di socialità. Ci sono strumenti che devono ormai entrare a far parte dell’organizzazione della rete sanitaria per la vera presa in carico del paziente cronico:

– la cartella elettronica

– i dispositivi per il controllo in remoto dei parametri vitali

     – gli strumenti di educazione terapeutica/riabilitativa personalizzati

– gli strumenti per il telecontrollo e teleconsultazione specialistica e diagnostica

 

La telemedicina, nella nostra ASL è stata inserita con un progetto sperimentale già dal 2015 nel Distretto socio-sanitario di Francavilla Fontana,  attività estesa, anche se per un numero limitato di pazienti, a tutto il territorio dal 2019, dopo una fase prevista di formazione del personale. La pandemia ha portato ad utilizzare il telecontrollo per i malati covid sia negli ospedali sia a domicilio, a supporto delle USCA ma sempre per un numero ristretto di pazienti rispetto alle reali necessità. Abbiamo appreso del progetto sperimentale della dialisi domiciliare avviato ad aprile scorso a Torre S.Susanna e S.Pietro Vernotico su 50 pazienti uremici.

 Chiediamo che si estenda il più possibile il ricorso alla telemedicina per le cronicità, investendo sul piano economico e sul personale, considerando anche la formazione necessaria per gli assistenti familiari. 

Un riferimento specifico va, inoltre, fatto per le persone affette da alzheimer: rivendichiamo centri diurni dedicati, e i posti letto necessari per i casi più gravi,. Attualmente l’offerta da parte dell’ASL è di gran lunga inferiore alla domanda. 

 

STRUTTURE RESIDENZIALI PIU’ SICURE

Le persone anziane hanno il diritto di poter scegliere se restare in casa propria o andare in casa di riposo o in una residenza sanitaria assistita. Il ricovero in una RSSA diventa inevitabile nel caso di patologie gravi. Ma quanto accaduto e sta accadendo ( il nuovo focolaio di covid al San Raffaele di Ceglie) ha evidenziato forti criticità organizzativo-gestionali da parte delle strutture accreditate in merito alla garanzia di sicurezza di ospiti e operatori. Ribadiamo quindi la necessità che vengano rivisti i criteri di accreditamento a livello regionale con la partecipazione delle OO.SS. Siamo convinti che l’Asl, a livello territoriale debba svolgere un ruolo di monitoraggio e controllo creando un Osservatorio territoriale con il coinvolgimento delle OO.SS,  al fine di vigilare sugli standard di qualità complessivi, che tali strutture devono garantire in termini di benessere per gli ospiti, e di condizioni lavorative per gli operatori.

Infine evidenziamo che l’isolamento cui sono stati costretti i ricoverati nelle strutture per anziani, ha causato in molti di loro un peggioramento delle capacità cognitive e gravi forme di depressione, dovute all’impedimento ad avere contatti con i familiari. Ora c’è l’indicazione rivolta a tali strutture a riaprire l’ingresso ai familiari, nel pieno rispetto delle norme anti-covid.

Chiediamo che la riapertura sia attuata da tutte le  strutture per anziani e non autosufficienti presenti nel nostro territorio, con un controllo e un monitoraggio continuo da parte dell’ASL,  affinchè vengano garantite le dovute misure di sicurezza. 


Gen.le Lettore.

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