BRINDISI, IN PIAZZA DUOMO L’ENERGIA E LA MAGIA DI «CARMEN»

La prorompente musica di «Carmen» di Georges Bizet, trascritta per archi e percussioni dal russo Rodion Shchedrin. Il capolavoro arriva in piazza Duomo a Brindisi domenica 4 luglio alle ore 21 con l’orchestra giovanile «Ayso String Club», diretta dal M° Teresa SatalinoL’ingresso è libero.

Il concerto, dal titolo «Carmen Reloaded», è organizzato dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi con il sostegno della “Programmazione Puglia Sounds Live 2020-2021 – REGIONE PUGLIA FSC 2014-2020 Patto per la Puglia – Investiamo nel vostro futuro” e nel rispetto delle regole di sicurezza per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19. Durata: 60 minuti.

L’ensemble è composto da trenta musicisti provenienti dall’Apulian Youth Symphony Orchestra (Ayso), l’orchestra che riunisce giovani esecutori provenienti da più conservatori della Puglia. Il concerto sarà diretto da Teresa Satalino, direttore artistico di Ayso. Per l’occasione saranno ospiti d’eccezione Marco Martelli, primo contrabbasso del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Luca Ranieri, prima viola dell’Orchestra Nazionale della RAI, e Sandro Laffranchini, primo violoncello dell’Orchestra della Scala di Milano.

Dovendo scrivere una musica per un balletto ispirato alla storia della popolarissima Carmen di BizetShchedrin capì subito che non avrebbe potuto battere la strada di una partitura inedita: pensò allora di suggellare quello che definì «un incontro di menti, non un inchino servile al genio di Bizet», scegliendo di trascriverne l’opera, definita da lui stesso «uno dei lavori più ammirati e conosciuti nella storia della musica». L’orchestrazione non fu però l’unico cambiamento. La suite includeva nuovi ritmi e combinazioni melodiche, deviazioni armoniche, il tutto in rispettoso omaggio a Bizet. Il debutto del balletto al Bolshoi, il 20 aprile 1967, riscosse il consenso del pubblico, tuttavia generò violente reazioni e sdegnose critiche negli ambienti politici, tanto che le gerarchie sovietiche ne disposero l’immediata sostituzione con una esecuzione dello Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij e la cancellazione immediata di tutte le repliche in calendario.

Al lavoro del compositore russo veniva rimproverata una deformazione musicale dell’opera di Bizet e una rappresentazione fortemente erotica del personaggio: «Hanno voluto trasformare un’eroina del popolo spagnolo in una donna di facili costumi», tuonò il Ministro della Cultura dell’Udssr, Jekaterina Furzewa. Più tardi Shchedrin avrebbe affermato: «Sbaglia chi sostiene che nella mia vita tutto sia stato facile e che non abbia dovuto patire pesanti sconfitte. Ogni mia composizione ha dovuto subire divieti, contrattempi, impedimenti ideologici e conflitti spesso così lunghi da condurmi all’esaurimento e all’insonnia. Come il personaggio Carmen lotta per una scelta di libertà, allo stesso modo mi sono sempre battuto per il diritto alla libertà di espressione artistica».

Il raffinatissimo arrangiamento in forma di ‘Suite’ in tredici movimenti è concepito per una orchestra d’archi e percussioni in un imponente dispiego in quattro gruppi comprendenti, fra l’altro, cinque timpani, marimba, vibrafono, castagnette, bongos, campane, tamburi, claves, wood-block, tamburino, frusta, maracas, tam tam, piatti e grancassa. Le percussioni dialogano con gli archi in un energico contrappunto dialettico che conferisce alla partitura una veste estetica, espressiva e timbrica quanto mai geniale e inedita. Il tema del destino espresso da viole, violoncelli e percussioni con il loro mood di disperazione e fatalità ineluttabile rende l’intera opera un’interpretazione eccezionale di sentimenti, passioni e stati d’animo. È famosa la battuta di Nietzsche «La vita senza la musica non è che errore, rumore, esilio». Il filosofo sassone la scrisse a corollario del suo amore per Carmen. La “trascrizione” mantiene l’immagine musicale dell’opera bizetiana senza scalfirne il destino narrativo e drammatico. L’orchestrazione colorata conserva la trasparenza di Bizet senza in alcun modo addensare le sue trame e sublimando le qualità virtuosistiche delle sezioni orchestrali. Dunque, non un semplice arrangiamento ma un atto creativo di omaggio capace di restituire alla musica colori e respiri, come in un magico gioco.


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