BRINDISI: IRREGOLARITA’ IN UN ESERCIZIO ALIMENTARE ED IN UN RIVENDITORE DI PRODOTTI DOLCIARI

I CARABINIERI FORESTALI NELLA TUTELA AGROALIMENTARE. SEQUESTRATI 54 KG. DI FORMAGGI E 100 CONFEZIONI DI DOLCIUMI

Il settore dei prodotti alimentari, in tutta la loro filiera, dalla raccolta della materia prima, alla lavorazione, confezionamento ed esposizione per la vendita al consumatore, è ormai ampiamente disciplinato a livello comunitario, talchè lo Stato italiano determina unicamente le sanzioni per le violazioni a specifici Regolamenti dell’ Unione europea.

Di questi, due sono quelli fondamentali nella tutela del consumatore, al di là di quelli che disciplinano settori particolari: il n. 178 del 2002, in cui è stato stabilito il principio della rintracciabilità dei prodotti in tutte le fasi della filiera, ed il n. 1169 del 2011, che ha fissato gli elementi necessari ed accessori per la corretta informazione ai consumatori, attraverso le indicazioni da apporre su etichette, confezioni e imballaggi.

In questi giorni i Carabinieri Forestali della provincia di Brindisi si sono concentrati sugli esercizi commerciali del capoluogo, rilevando irregolarità in due esercizi. In particolare, in una rivendita di generi alimentari hanno rinvenuto diverse tipologie di formaggi, tagliati in spicchi di diversa pezzatura e confezionati per la vendita, privi della necessarie informazioni utili per rintracciarne la provenienza (lotto di appartenenza). Tutti i pezzi, per un peso complessivo di circa 54kg., sono stati sottoposti a sequestro amministrativi ed affidati in custodia allo stesso rivenditore. Quest’ ultimo è stato destinatario di una sanzione (multa) da euro 750 a 4.500, ai sensi dell’ art. 2 del decreto legislativo n. 190 del 2006.

Nell’ esercizio di prodotti dolciari, invece, i Militari hanno accertato che su diverse confezioni (101 in totale) non erano indicati i valori nutrizionali, obbligatori per legge, per cui hanno dovuto applicare, parimenti, la misura del sequestro amministrativo di tutti i prodotti irregolari ed una sanzione amministrativa da euro 2.000 a 16.000 (2.800 se pagata entro 5 giorni), ai sensi dell’ art. 15 del decreto legislativo n. 231 del 2017.


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