BRINDISI.Carbone, gas e ora anche carburanti, il porto deve essere polifunzionale Pronti alla mobilitazione

Sembra proprio che il porto di Brindisi si avvi a diventare la “stazione di servizio” delle fonti fossili. Se è questa l’intenzione del Governo e di chi amministra diciamo subito: “No grazie”. E siamo pronti a mobilitarci.

La notizia del via libera, da parte del Ministero per la Transizione ecologica (Mite) al progetto, per la costruzione di un deposito costiero di carburanti della società Brundisium Spa, vede la Camera del lavoro di Brindisi nettamente contraria alla realizzazione di questo impianto per tre ordini di ragioni.

La prima è quella del rischio di infliggere un serio colpo di grazia alla polifunzionalità del porto: un traffico del genere non permetterebbe ad altre attività di svilupparsi (pensiamo alla logistica in particolare che ha capacità di determinare economie ad alto valore aggiunto e lavoro buono e stabile). 

La seconda è quella del rischio ambientale che ha già visto Comune e Provincia – e persino l’Autorità portuale – esprimersi negativamente sulla realizzazione dell’impianto proprio per via della sua pericolosità che andrebbe ulteriormente a gravare la zona, già ad alto rischio di incidente rilevante, con un altro stabilimento ad alto rischio.

La terza è una questione politica. E’ triste constatare la visione che questo Governo ha nei confronti di questa città che già tanto ha dato al Paese, ricevendo in cambio ben poco. Lo stesso Mite, che dimentica Brindisi, escludendola dai fondi del Just Transition Fund per la decarbonizzazione, dimenticandosi così del capoluogo messapico, improvvisamente si ricorda della sua esistenza per autorizzare invece una nuova e pericolosa “stazione di servizio”.

Se è questo il futuro del porto, quello di diventare la “stazione di servizio” delle fonti fossili del basso Adriatico, come più volte abbiamo paventato diciamo: “No”. Per una ampia serie di ragioni che abbiamo più volte elencato. La prima è che come Cgil vogliamo un porto che mantenga la sua caratteristica peculiare: la polifunzionalità. 

Un porto in cui si sviluppino la logistica, i traffici commerciali, il turismo. E non un porto a vocazione prettamente industriale che finirebbe per marginalizzarlo impedendo lo sviluppo di altri settori. Lo scalo di Brindisi ha tutti i requisiti per diventare la più importante base logistica del Mediterraneo. 

Brindisi deve chiedere il riconoscimento di porto “core” e rivendicare l’inserimento nelle reti Ten-T, perché è su questo terreno che si vince la sfida per lo sviluppo – si riescono ad attrarre gli importanti finanziamenti Europei – e si creano prospettive non solo per Brindisi ma per l’intero Salento.

Brindisi deve poter puntare sul traffico passeggeri e crocieristico, sulla cantieristica navale, traffici commerciali, nautica da diporto, ma soprattutto sulla logistica che è un generatore enorme di investimenti e posti di lavoro. Il porto di Brindisi deve diventare la piattaforma logistica del Mediterraneo, non la sua “stazione di servizio”. Su questo la Cgil è pronta a fare le barricate.

 

 

 Il Segretario Generale 

    Antonio Macchia 


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