25 NOVEMBRE: Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Il 25 novembre ricorre la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”, dichiarata tale dall’Assemblea generale dell’Onu nel 1999 per ricordare tutte le donne vittime di violenza.

Una data che è diventata simbolicamente il momento di denuncia del fenomeno, purtroppo assai diffuso e che solo negli ultimi anni, con l’impegno costante di migliaia di donne di tutto il mondo, si sta prendendo lentamente e faticosamente coscienza che la violenza maschile sulle donne esiste ed è molto estesa,  basti pensare che solo nel 2022 e solo in Italia, da gennaio ad oggi, sono state uccise 82 donne. I dati ci dicono che almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita, mentre una su tre è stata vittima di una forma di violenza. Il rischio maggiore è rappresentato dai familiari: mariti, compagni e padri, seguiti da conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio. Si tratta di violenza maschile che cancella la dignità e spesso distrugge per sempre la vita delle donne e si manifesta in vari modi: donne uccise, stuprate, sfigurate, segregate, emarginate, maltrattate, sfruttate, sottopagate, discriminate. Se ne parla poco ma i volti della violenza sono molteplici e tra questi c’è sicuramente la violenza  sui luoghi di lavoro che è la più difficile da contrastare e forse anche quella meno quantificabile. Una violenza psicologica che inizia con proposte e ricatti sessuali per l’assunzione, per l’avanzamento di carriera, di ricatti legati alla gravidanza, di lavoro forzato, per poi arrivare alle forme più gravi di vera e propria violenza fisica. Sono oltre un milione le donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro durante la loro vita lavorativa (l’8,5% delle lavoratrici). Ma pochissime purtroppo le denunce, il 99% dei casi non viene segnalato. E quelle poche che hanno avuto il coraggio di denunciare, una volta che lo ha fatto successivamente ha difficoltà a continuare a lavorare nel posto dove ha lavorato fino a prima della denuncia. Di solito la denuncia arriva quando la persona si è già dimessa. Sommersa e taciuta è poi la violenza, gli abusi ed i maltrattamenti sulle donne anziane, fenomeno anche questo ancora poco conosciuto nelle sue reali dimensioni, ma molto frequente sia nell’ambito domestico  che nell’ambito delle strutture residenziali e di cura all’interno delle quali le donne, più numerose, spesso vivono in condizioni di isolamento, solitudine e qualche volta anche di abbandono. Qualsiasi sia la forma della violenza è comunque sempre nutrita da una cultura del possesso e negazione dei diritti delle donne, una cultura entro la quale la violenza trova terreno fertile. Sì perché il problema è soprattutto culturale, a partire dal concetto di libertà, dagli stereotipi, dai pregiudizi, dal linguaggio. Negli ultimi anni la CGIL ha più volte denunciato come la violenza, le discriminazioni e il sopruso siano stati agiti nel contesto pubblico e politico proprio attraverso l’utilizzo di un linguaggio aggressivo e denigrante che spesso ha colpito le donne e i loro corpi. Ha più volte denunciato il permanere di un’immagine della figura femminile ancora incentrata su logiche afferenti nell’accudire la famiglia, la casa, i figli e che la vede in una posizione subordinata all’uomo. Oggi abbiamo una donna come Presidente del Consiglio, un significativo passo in avanti su questo terreno, e devo dire che sulla questione del protagonismo delle donne in politica la destra ha sicuramente premiato più della sinistra. Ma purtroppo quello che prevale è una politica (di destra) che vede la donna esclusivamente come madre continuando a difendere idee di un sistema familista e di un welfare ancorato alla famiglia. Nella legge di Bilancio targata Meloni la misura “Opzione Donna” con il fattore prole diventa ancora più discriminante di quanto lo fosse già. E allora dobbiamo continuare a rivendicare una parità di genere a tutti i livelli, scardinando una cultura patriarcale che ancora persiste e che sottovaluta la violenza contro le donne e la battaglia culturale non ha nulla a che fare con il 25 novembre. Facciamo qualcosa ma facciamolo tutti i giorni e soprattutto facciamolo ovunque: a casa, a lavoro, nei momenti di socialità. La CGIL è impegnata quotidianamente nel far applicare norme, far rispettare diritti, contrastare abusi, migliorare le condizioni di lavoro perché solo così possiamo essere motori di quel cambiamento culturale di cui il nostro Paese ha assoluto bisogno.

Sabato 26 novembre ore 9.30 presso la Sede della CGIL di via San Giovanni Bosco 42, qui a Brindisi, la CGIL insieme allo SPI CGIL e all’AUSER dedicheranno un momento di riflessione sul tema della violenza di genere. 

 

Filomena Schiena 

Segretaria Confederale CGIL di Brindisi


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