BRINDISI.Lo Martire: “Per questa amministrazione la soluzione è la demolizione”

Il Documento programmatico preliminare al Pug che sarà portato in aula il prossimo 13 febbraio lascia perplessi. In effetti, la descrizione migliore di quel documento è giunta dal segretario del Pd Francesco Cannalire, che lo ha definito “incomprensibile”, con “più refusi che anima”. Eppure era stata la stessa amministrazione comunale a caricare di aspettative questo documento. Pensiamo alla questione delle contrade nate abusivamente. Nel 2021 i consiglieri comunali Serra, Ciullo, Antonino e Ribezzi presentarono una mozione per introdurre una variante urbanistica per quelle contrade così da recuperare, per intanto a livello giurisdizionale, gli immobili parzialmente modificati a seguito della domanda di condono o gli immobili per cui la domanda di condono non fu presentata: in questo modo, infatti, così come statuito dal Tar Lombardia nel 2020, sarebbe bastato il solo avvio della nuova variante per salvare quegli immobili “poiché verrebbe meno l’interesse pubblico alla demolizione”. 

Tuttavia, la struttura tecnica e la maggioranza bocciarono questa strada. Infatti, la dirigente all’Urbanistica Marina Carrozzo, che pure in commissione consiliare si era espressa favorevolmente circa l’ipotesi di una variante allo strumento urbanistico, espresse un parere negativo sulla mozione dei quattro consiglieri di opposizione, spiegando che la questione sarebbe stata affrontata nel Dpp, il quale avrebbe contenuto “specifici indirizzi programmatici per le aree comprese nei piani di recupero adottati in variante al Prg vigente, interessati da un diffuso fenomeno di abusivismo edilizio, nonché per altri insediamenti illegali presenti nel territorio comunale (contrada Betlemme, complesso Acque chiare)”. 

Ebbene, la soluzione, in effetti, viene indicata nel Dpp che ci si appresta ad approvare, laddove si sostiene esplicitamente: “Siamo consapevoli del fatto che alcuni di quegli abusi non potranno condonarsi e dovranno essere oggetto di demolizioni”. Non proprio un bel modo di risolvere la questione. Una intenzione che fa il paio con quanto previsto nel documento programmatico di rigenerazione urbana per contrada Betlemme, per la quale si ipotizza – tra i vari scenari – anche la demolizione delle volumetrie presenti nella fascia di rispetto costiera o la demolizione totale e il ripristino parziale delle volumetrie. Il tutto mentre la gente continua a vivere lì in condizioni igienico-sanitarie precarie.

Chi scrive è convinta che, compito di una classe dirigente sia quello di trovare soluzioni concrete, non di applicare modelli di governo moraleggianti o perdersi in discorsi filosofici. Le parole dell’assessore Borri, il quale – rispetto alla mozione per la variante urbanistica – dichiarò che “il concetto di abusivismo di necessità non trova alcun posto nell’ordinamento urbanistico attuale nazionale e regionale e potrebbe creare equivoci e spinte ulteriori alla non corretta evoluzione del modello insediativo complessivo della comunità in una città ricca di civiltà e di storia, nella quale una campagna vasta e fertilissima rappresenta una risorsa economica fondamentale per il futuro del sistema produttivo locale e metropolitano”, lasciano invece trasparire un approccio poco pragmatico. Sempre l’assessore spiegò che “non appare possibile procedere sulla strada contemporanea, alternativa di una immediata variante urbanistica parziale al vigente piano regolatore generale, visto l’attuale sovraordinamento rispetto al Prg del piano territoriale paesaggistico regionale Pptr della Puglia con i suoi indirizzi e le sue prescrizioni, tra cui spicca per la materia trattata nella proposta-mozione il Patto Città/Campagna”. 

Ecco, se si fosse voluto risolvere realmente il problema, si sarebbe forse potuta avviare una interlocuzione con la Regione per ridefinire quel Patto Città-Campagna cristallizzato nel Pptr. Invece si è preferita la strada del purismo, della difesa integrale della campagna piuttosto che industriarsi per raggiungere l’obiettivo di salvare le persone dalle demolizioni dei loro immobili. Un po’ come quando si è anteposta la difesa ad oltranza degli uccelli alla realizzazione di fondamentali opere portuali.

Come non concordare, allora, con chi ha parlato di un dilagare del “narcisismo etico”, che fa chiudere gli occhi davanti alla realtà e induce a dispensare giudizi sulle condotte altrui.

Purtroppo, questa amministrazione comunale pare maggiormente interessata a puntare il dito e salire in cattedra che scendere tra i problemi della gente per provare a risolverli. 

Un vero peccato!!!.

 

Carmela Lo Martire, Consigliere comunale


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