Nota del consigliere e assessore regionale Fabiano Amati.
“Le leggi italiane e l’ossequio al mandato di amministratore pubblico mi obbligano a sostenere senza sconti la sanità pubblica. Chi tiene invece al privato, magari chiedendo proroghe illegittime e gare non autorizzabili, è pregato di non farci perdere tempo, poiché il 30 settembre è in arrivo e dal 1° ottobre l’attività della Rsa di Ostuni dev’essere internalizzata.
In questo senso ho chiesto nuovamente l’intervento dei dirigenti della Regione Puglia sulla vicenda.
Le norme regionali e nazionali – già richiamate in più occasioni – escludono ogni ulteriore proroga della gestione privata e impongono la scelta tra l’internalizzazione, a partire dal 1° ottobre, oppure la dismissione della struttura dalla proprietà pubblica.
Non si tratta di una valutazione politica, ma di un obbligo giuridico: i casi di Lecce (Campi Salentina), Foggia (Troia e San Nicandro) e Ceglie dimostrano che l’internalizzazione è la strada corretta, con costi più convenienti per le Asl e piena legittimità normativa. In quei casi il Consiglio regionale è intervenuto con una legge-provvedimento solo per dare una scossa a fronte dell’inerzia amministrativa, ma la legge statale e le norme regionali già vigenti avrebbero comunque imposto lo stesso esito: il transito nella gestione pubblica.
Di conseguenza, anche a Ostuni deve avvenire il transito di tutto il personale in servizio – sanitario, socio-sanitario e amministrativo – con contratto a tempo determinato e in attesa di concorso, così come è avvenuto altrove.
Inoltre, la procedura di licenziamento collettivo avviata dal gestore rischia di penalizzare i lavoratori negli ultimi stipendi e nelle quote di tredicesima: un comportamento già visto nel caso positivo del Centro di riabilitazione di Ceglie Messapica, anch’esso purtroppo osteggiato dai profeti del paradosso, ossia quelli che chiedono maggiore sanità pubblica utilizzando i privati.
Mancano 28 giorni alla scadenza della gestione privata e non vi è più spazio per interpretazioni o ritardi. La legge è chiara e obbliga tutti”