Di Cesare (CGIL): «Di fronte a guerre, autoritarismi e violenze, non possiamo abituarci al peggio: serve un impegno più forte delle forze democratiche»
Un anno fa la CGIL di Brindisi firmava un protocollo con ANPI e ARCI, al fine di promuovere i valori costituzionali e il bene della pace e della libertà. Una libertà conquistata con la sconfitta del
nazifascismo, un anno di impegno e di iniziative nell’anniversario degli ottant’anni.
Insieme abbiamo promosso numerose iniziative che ci hanno permesso di mantenere alta la memoria, convinti che senza memoria non c’è futuro.
Oggi, proprio in questi giorni, siamo costretti ad assistere a fatti che ci riportano drammaticamente indietro nel tempo. È richiesto un ulteriore impegno in una fase storica nella quale rischiamo di
abituarci al peggio. Le guerre, l’avanzamento di un tecnofascismo globale, l’odio e la violenza esercitati nelle strade di Paesi che dovrebbero essere democratici, ci obbligano ad alzare la guardia in difesa del diritto, del diritto internazionale, della libertà e della pace.
Guardiamo con paura le immagini che arrivano dall’America, che un tempo rappresentava il tempio della libertà e della democrazia.
Immagini orribili, in cui una milizia privata, che risponde direttamente al Presidente, preleva senza mandato e senza motivo apparente donne, uomini e bambini, portandoli via con violenza e a
volto coperto. Si tratta quasi sempre di persone pacifiche, disarmate, inermi e impaurite. Sta avvenendo qualcosa di terribile, anche con l’uccisione di innocenti: la storia, purtroppo, si sta
ripetendo e non possiamo tacere.
Per queste ragioni ci appelliamo a tutte le forze democratiche e alle donne e agli uomini democratici affinché sostengano con forza i valori costituzionali. Oggi più che mai abbiamo bisogno di completare il progetto politico dell’Unione Europea e di rendere il vecchio continente una vera culla di pace, solidarietà e fratellanza, in uno scenario mondiale che sta cambiando con una rapidità tale da favorire scorciatoie totalitarie, neo-imperiali e tecnocratiche.
Faremmo bene a ricordare le parole di Martin Niemöller: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto,
perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero
comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare».