In queste ore di profondo dolore per la scomparsa del piccolo Domenico, due anni e mezzo, Don Cosimo Schena ha voluto affidare ai suoi canali social una lettera pubblica rivolta alla famiglia del bambino.
Un testo intenso, rispettoso, privo di polemiche, che ha rapidamente suscitato commozione e condivisione.
«Quando muore un bambino – scrive Don Cosimo – non muore solo un bambino. Muore una parte di futuro. Muore una parte di mondo.»
Nel messaggio, il sacerdote non offre spiegazioni né risposte facili, ma sceglie la via del silenzio, della vicinanza e della fede come carezza. Un passaggio particolarmente significativo riguarda la volontà espressa dalla famiglia di creare una fondazione dedicata a Domenico:
«Quel desiderio parla da solo. È la parte più alta dell’essere umano: quando la sofferenza non ti rende cattivo, ma capace di amore.»
Nel testo viene inoltre ribadita la necessità di proteggere la famiglia da eventuali truffe o speculazioni legate al dolore, definendo il nome del bambino «terra sacra».
La lettera si chiude con un invito alla delicatezza: meno rumore, più rispetto. Meno curiosità, più preghiera.
Don Cosimo Schena, sacerdote e psicologo, da anni utilizza i social media come spazio di accompagnamento spirituale e umano, affrontando temi legati alla sofferenza, alla fede e alla fragilità con un linguaggio accessibile e profondo.
In un tempo in cui il dolore spesso diventa spettacolo, questa lettera vuole essere un gesto semplice: restare.
Cara Patrizia, caro papà di Domenico, cari familiari,
ci sono notizie che non si “leggono”.
Ti entrano dentro come un colpo d’aria fredda, e non esci più uguale.
La storia di Domenico non è un titolo. Non è un caso.
È un bimbo vero. È un nome che brucia in gola.
È un cuore piccolo che ha lottato più di quanto molte vite intere riescano a fare.
E davanti a voi… davanti a una madre e un padre che hanno visto la speranza accendersi e spegnersi, che hanno vissuto giorni che non dovrebbero esistere, io non ho frasi intelligenti. Non ho spiegazioni.
Ho solo una cosa: un silenzio pieno di rispetto e un abbraccio che vorrebbe arrivare fin dentro casa vostra, fin dentro quella stanza dove tutto, improvvisamente, cambia.
Perché quando muore un bambino, non muore solo un bambino.
Muore una parte di futuro.
Muore una parte di mondo.
E noi, che guardiamo da lontano, ci sentiamo impotenti… e anche un po’ colpevoli, come se avessimo il dovere di proteggere l’innocenza e invece non ci riusciamo.
Domenico aveva due anni e mezzo.
Due anni e mezzo sono niente… e sono tutto.
Sono le mani piccole che cercano il volto della mamma.
Sono il respiro caldo sulla spalla.
Sono le risate improvvise e le lacrime improvvise.
Sono un “mamma” detto sottovoce che ti salva la giornata.
Io immagino la vostra stanchezza.
Quella stanchezza che non è solo del corpo: è la stanchezza di chi ha sperato fino all’ultimo, di chi ha pregato fino a non avere più voce, di chi ha guardato i monitor, i medici, i corridoi, le attese… e intanto dentro si spaccava.
Eppure, una cosa mi ha fatto piangere più di tutto:
ho letto che, nel pieno del dolore, avete espresso il desiderio di creare una fondazione dedicata a Domenico.
Quel desiderio parla da solo.
Parla della volontà di custodire il suo nome.
Parla del desiderio che la sua storia possa generare aiuto e protezione per altri bambini.
Parla di un amore che non si spegne con l’ultimo respiro.
Questo è Vangelo, anche se non lo chiami così.
È la parte più alta dell’essere umano: quando la sofferenza non ti rende cattivo, ma ti rende capace di amore.
So anche che avete invitato a fare attenzione a eventuali truffe.
E lo ripeto con voi, forte, per proteggervi:
non permettete a nessuno di usare il vostro dolore come un affare.
Il dolore di una madre è terra sacra.
Il nome di Domenico è terra sacra.
Chi vi ama davvero vi difenderà anche da questo.
E ora, permettetemi una parola di fede. Non come predica, ma come carezza:
Io non credo in un Dio che guarda da lontano.
Io credo in un Dio che, quando un bambino soffre, soffre con lui.
Un Dio che non spiega, ma resta.
Un Dio che non giustifica il male, ma lo attraversa con noi.
E se oggi vi sembra impossibile pregare, se vi sembra impossibile anche solo dire “Dio”… sappiate questo:
la vostra ferita è già una preghiera.
Le vostre lacrime, anche quando non hanno parole, sono già un grido che arriva al cielo.
Domenico, adesso, non è perduto.
Non lo dico per consolarvi in modo facile.
Lo dico perché l’amore non finisce quando finisce il respiro.
L’amore cambia forma.
E un figlio resta figlio per sempre.
Domenico resta nel vostro modo di amarvi.
Nel vostro modo di guardarvi.
Nel vostro modo di proteggere gli altri.
Nel vostro modo di custodire il suo nome.
A chi legge, chiedo una cosa semplice:
non commentiamo con curiosità, ma con delicatezza.
Non facciamo rumore, facciamo preghiera.
Non cerchiamo colpevoli per sfogarci, ma chiediamo verità e giustizia con dignità, e soprattutto chiediamo che nessun’altra famiglia debba vivere lo stesso inferno.
E a voi, famiglia di Domenico, dico solo questo:
che il Signore vi sostenga quando vi mancherà l’aria.
che vi mandi persone vere, non parole.
che vi custodisca nei giorni in cui il letto sarà troppo grande e la casa troppo silenziosa.
che vi conceda, un giorno, di ricordare Domenico senza morire ogni volta.
Noi vi siamo vicini.
Con il rispetto di chi si toglie il cappello davanti a un dolore così.
Con la tenerezza di chi non vuole “dire qualcosa”, ma vuole stare.
Domenico, piccolo amore, riposa nella Pace.
E veglia sulla tua mamma. Veglia sul tuo papà.
Con affetto e preghiera,
Don Cosimo Schena