Coinvolto anche l’ex presidente del Consiglio comunale di Brindisi Pietro Guadalupi
Nelle prime ore della giornata odierna, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Tra gli arrestati figura anche Pietro Guadalupi, ex presidente del Consiglio comunale di Brindisi.
L’operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile di Brindisi e della SISCO di Lecce, con il supporto dei Reparti Prevenzione Crimine, unità cinofile, tiratori scelti, personale della Polizia Scientifica e del Reparto Volo di Bari. Complessivamente, sono stati impiegati oltre 50 operatori.
Il provvedimento rappresenta l’esito di una complessa attività investigativa avviata nei mesi scorsi, che aveva già portato, nello scorso autunno, all’emissione di un fermo nei confronti di soggetti ritenuti appartenenti alla Sacra Corona Unita, in particolare alla frangia attiva nel territorio di Tuturano.
Secondo quanto emerso dalle indagini, gli arrestati sarebbero coinvolti in diversi episodi di estorsione aggravata dal metodo mafioso e finalizzata ad agevolare l’associazione criminale, ai danni di imprenditori locali. In un caso, un imprenditore agricolo sarebbe stato costretto a versare una somma iniziale di 3.000 euro, oltre a un pagamento mensile per la cosiddetta “guardiania”, per evitare danneggiamenti alla propria attività.
Un ulteriore episodio riguarda un imprenditore edile, al quale sarebbe stato imposto il pagamento di una somma di denaro come “pensiero”, attraverso pressioni e minacce implicite riconducibili al controllo del territorio esercitato dal gruppo.
Le indagini hanno inoltre portato alla luce ulteriori richieste estorsive nei confronti di imprenditori operanti nei settori edile e agricolo, costretti a versare denaro in relazione agli appalti ottenuti o alle attività svolte nelle aree sotto l’influenza del sodalizio criminale. In alcuni casi, le vittime sarebbero state intimidite con la minaccia di incendi o danneggiamenti ai mezzi e alle attrezzature aziendali.
Gli investigatori hanno anche delineato il ruolo di uno degli indagati, ritenuto vicino agli ambienti della criminalità organizzata e attivo nel favorire i contatti tra gli esponenti del clan e le vittime, contribuendo così al rafforzamento del controllo sul territorio.
L’attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e supportata da strumenti tecnici avanzati, ha consentito di ricostruire le dinamiche operative del gruppo e il sistema di pressione esercitato nei confronti degli operatori economici locali.