Non mi stancherò mai di esprimere la mia opinione sul disastro industriale che si sta consumando a Brindisi.
Allo stesso modo, continuerò a ricordare i progetti che ritengo di aver contribuito a realizzare e che, ancora oggi, attendono risposte concrete.
Che fine ha fatto il riconoscimento delle aree portuali inserite nel progetto ZES (Zona Franca Doganale di Brindisi)?
Enel, approfittando di quel momento favorevole, presentò un progetto finalizzato a fornire una serie di servizi legati alla recinzione, allo stoccaggio, alla movimentazione e all’eventuale trasformazione delle merci.
Mi chiedo, quindi: che fine ha fatto quel progetto? Chi utilizza oggi le aree riconosciute nell’ambito della ZES e chi potrà utilizzarle in futuro? Chi avrà la possibilità di sdoganare le merci e contribuire al rilancio del porto di Brindisi?
Enel, evidentemente, non sarà il soggetto che porterà avanti quel progetto. Allora, chi potrà utilizzare quelle aree e valorizzarne le potenzialità?
Come si può continuare a credere in incontri che non producono risultati concreti e che sembrano soltanto destinati a far passare il tempo?
A Eni, invece, chiedo a che punto sia la possibile vendita del cracking.
La domanda è ancora più urgente considerando l’imminente apertura del cantiere BESS e il percorso di formazione previsto per i lavoratori Versalis. Come avverrà il passaggio da una società all’altra? Quale sarà l’inquadramento dei lavoratori: elettrico o chimico? Le accise maturate saranno riconosciute e confermate oppure si dovrà ripartire da zero?
E poi c’è la questione, ancora irrisolta, della tutela dei lavoratori indiretti, quelli che non hanno alcuna garanzia e nessuno che si faccia carico del loro futuro.
Quale sarà il loro destino? Avranno la possibilità di seguire lo stesso percorso di tutela previsto per i lavoratori Versalis?
Per tutte queste ragioni continuo a sostenere che il tavolo di discussione debba avere continuità e produrre soluzioni concrete. Non basta uscire dagli incontri convinti che le proposte avanzate rappresentino il bene del territorio e dei lavoratori: servono risposte verificabili, impegni precisi e garanzie sul futuro.
Io non ci credo.
Tonino Licchello