“Non possiamo permettere che vengano smantellati i laboratori analisi storici, che ormai sono diventati punti di riferimento per i territori e hanno dato prova di grande efficienza (anche) durante la pandemia.

La riorganizzazione della rete dei laboratori accreditati, così come prospettata dalla Regione durante gli incontri con le organizzazioni sindacali rappresentative delle strutture private accreditate, rischia di privare i cittadini di servizi importanti. In Commissione ho chiesto alla struttura e all’assessore alla Sanità Palese ulteriori approfondimenti sulla delibera regionale 736/2017, con cui la Regione ha fornito i criteri per la riorganizzazione delle reti di laboratori e di interpretare la legge nazionale, che prevede i modelli Hub e Spoke, in relazione al contesto in cui ci troviamo, come stabilito anche in sede di conferenza Stato – Regioni”.  Così il capogruppo del M5S Marco Galante a margine delle audizioni in Commissione Sanità sulla riorganizzazione della rete dei laboratori accreditati

“Bisogna  tutelare le realtà territoriali esistenti nel rispetto dei requisiti stabiliti – continua Galante – come previsto anche dalla delibera regionale del 2017 di cui ho chiesto la corretta interpretazione. Allo stato attuale il rischio è che moltissime delle strutture accreditate esistenti da tempo sul territorio dovranno trasformarsi in meri Punti di Accesso, abbandonando il modello A in favore del modello B1 (o addirittura B2) e quindi dismettere strumentazioni e risorse tecnologiche avanzate precedentemente acquistate, per ridurre la propria attività alle poche prestazioni indifferibili ed urgenti. Il Ministero ha previsto che vengano mantenute le 200.000 prestazioni annuali, ma non obbliga ad abbandonare il modello A (già introdotto con la citata DGR 736/17, che consente oggi alle reti di aggregare strutture di altissima qualità in grado di erogare qualsivoglia tipologia di prestazione) per passare obbligatoriamente al modello B (costituto da un solo HUB e da semplici punti prelievo) come invece auspicato dalla Regione Puglia. Questa prospettiva disincentiva le realtà territoriali esistenti in favore di gruppi finanziari, o comunque grandi investitori Questo in aperto contrasto proprio con l’obiettivo prefissato dalla normativa, nazionale prima e regionale dopo, laddove ha previsto che le aggregazioni in Rete debbano rimanere in limiti territoriali e  non possano detenere quote di partecipazione in altre aggregazioni presenti in tutto il territorio nazionale. In Puglia invece è  diventata sempre più massiccia la presenza incontrollata di società di investimento anche estere.  In una rete di tipo B i Laboratori Hub difficilmente riusciranno a ricollocare nelle proprie strutture e nell’immediato tutto il personale assunto, con un impoverimento della figura professionale del biologo analista. Non possiamo permettere che i laboratori di qualità vengano chiusi nelle realtà più piccole per ridurli a semplici punti prelievo, con notevole disagio per i cittadini. Per questo ho chiesto all’assessore Palese di riaffrontare la questione nella prossima seduta di Commissione”.