Sanità, Nursing Up: agli infermieri turnisti vanno pagate sia le indennità che le maggiorazioni per le ore lavorate nei festivi infrasettimanali

Trionfano le cause intentate in Lombardia e in Campania.

De Palma: «Le aziende sanitarie sappiano che, come avvenuto in passato, non ci fermeremo qui. Non siamo certo noi a volere che i diritti sacrosanti dei professionisti dell’assistenza, a fronte di gravi mancati riconoscimenti, si traducano in scontri nelle aule di un tribunale. I successi ottenuti, però, dimostrano, che la legge è dalla nostra parte».

 «Siamo di fronte a sentenze importanti. Ci troviamo davanti a confortanti vittorie, nell’ambito di battaglie legali contro le aziende sanitarie, che non siamo certi noi a volere, ma che vengono intentate dai nostri professionisti con il sacrosanto sostegno del Nursing Up, per tutelare i loro sacrosanti diritti sistematicamente violati.

Alla radice di quelli che possiamo definire veri e propri scontri, dal momento che in alcune circostanze registriamo anche l’inspiegabile accanimento delle Asl, nella difesa di posizioni palesemente illegittime ed inique, c’è la piaga di quella mancata valorizzazione che si traduce anche in riconoscimenti economici che per contratto spettano ai nostri infermieri e che invece vengono incredibilmente negati.

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, commenta con soddisfazione i successi nelle battaglie legali contro il Fatebenefratelli di Milano e contro la Asl di Salerno, in relazione ad una questione che agli occhi dei media e della collettività è ben nota ma che, in virtù di queste vittorie nelle aule di un tribunale ci preme rimarcare, ovvero il mancato riconoscimento delle ore di lavoro svolte dagli infermieri turnisti durante i festivi infrasettimanali.

De Palma racconta quanto accaduto e rincara la dose, nell’esprimere anche incredulità di fronte ai reiterai tentativi, in alcuni casi, da parte delle aziende sanitarie di ribaltare situazioni dove la legge ed il contratto sono palesemente dalla parte dei professionisti dell’assistenza. 

Agli infermieri turnisti, che prestano servizio durante i festivi infrasettimanali spetta il riconoscimento del cumulo dell’indennità di turno, dell’indennità festiva e indennità festiva infrasettimanale prevista dall’art. 9 del CCNL 20.09.2001 integrativo del CCNL 7.4.1999.

Le festività civili e religiose introdotte nel nostro ordinamento sono:

• festività civili: 25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno

• festività religiose: 1 Gennaio, 6 Gennaio, Lunedì di Pasqua, 15 Agosto, 1 Novembre, 8 Dicembre, 25 e 26 Dicembre.

A queste festività va aggiunta quella del Santo Patrono, differente a seconda del comune in cui è ubicata l’attività.

Ebbene il sindacato Nursing Up ha da sempre affermato che i dipendenti turnisti, che lavorano nei suddetti giorni hanno il diritto di vedersi riconoscere il pagamento delle ore lavorate, con la corresponsione previsto per il lavoro straordinario festivo, in aggiunta alle indennità di turno e di giorno festivo normalmente percepite.

La maggior parte delle Aziende Sanitarie italiane, invece, hanno sempre trattato i festivi infrasettimanali come una qualsiasi domenica, rifiutando di pagare al personale turnista la maggiorazione prevista per lo straordinario festivo, ritenendola non cumulabile con le altre indennità; decisione sostenuta fino al 2022 anche da un orientamento applicativo ARAN il SAN 131, con il quale si specificava che: “…la corresponsione del compenso per lavoro straordinario non è applicabile nel caso in cui, nell’ambito della distribuzione dei turni, il dipendente si trova a rendere la propria prestazione durante un giorno festivo infrasettimanale”.

Sulla base della sentenza della Corte di Cassazione del 25 gennaio 2021, n. 1505, 40 lavoratori della ASST Fatebenefratelli – Sacco di Milano, assistiti dallo studio legale Longo/Barelli, convenzionato Nursing Up, presentavano ricorso per il riconoscimento del pagamento delle festività infrasettimanali lavorate.

Il Tribunale di Milano ha dato loro ragione, ritenendo pienamente condivisibile la tesi secondo cui tutte le indennità e gli emolumenti oggetto del contenzioso sono cumulabili tra di loro, visto che nessun CCNL lo ha mai espressamente vietato. Pertanto in accoglimento del ricorso, l’Azienda è stata condannata a corrispondere ai ricorrenti la maggiorazione del 30% o del 50% a titolo di compenso per il lavoro straordinario festivo, oltre agli interessi di legge, compreso gli arretrati nel rispetto del termine prescrizionale di 5 anni.

«La stessa situazione, continua De Palma, si è verificata per altri nostri iscritti, che attraverso il nostro sostegno ha intrapreso una lunga battaglia legale contro l’asp di Salerno, in Campania.

Nel momento in cui, in relazione alle ore svolte nei festivi infrasettimanali, un infermiere turnista non richiede, e ha tempo 30 giorni per farlo, i riposi compensativi, ha diritto al riconoscimento economico del lavoro svolto.

In particolare in Campania abbiamo registrato una sorta di accanimento da parte delle Aziende Sanitarie, e nel caso dell’Asl di Salerno è stato lo stesso giudice a non comprendere i continui ricorsi contro i nostri infermieri per averla vinta, dal momento che la sentenza della Cassazione sopra citata fa ormai giurisprudenza e avrebbe dovuto indurre la Asl di Salerno a “più miti consigli”.

Anche in questo caso l’Asl, come a Milano, è stata condannata su tutta la linea. Non c’è dubbio, conclude De Palma, che le sentenze dimostrano la bontà del lavoro del nostro sindacato e aprono la strada, in relazione al legittimo riconoscimento economico delle ore svolte nei festivi infrasettimanali, ad una possibile reazione a catena. 

Non saranno pochi, immaginiamo, i professionisti che, nella medesima situazione, vorranno far valere i propri diritti. 

Guardando bene ciò che è accaduto ci rendiamo conto di essere ben lontani, da parte delle aziende sanitarie, da nord a sud, dall’ottenere per noi un comportamento equo. Ci conforta, certo, che la legge sia dalla nostra parte, ci inorgogliscono queste vittorie, ma non possiamo negare che siamo di fronte ad una realtà sanitaria che è ben lontana dall’uscire dalla propria crisi profonda, mettendo nella condizione i professionisti dell’assistenza di ottenere quanto spetta loro di diritto», chiosa De Palma.


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