È uscito il 19 aprile 2024 per Tre60 il libro “L’alchimista della laguna”, il quarto titolo della fortunata serie ‘Le indagini di Marco Leon’.

Ambientato nella Venezia del 1753, il manoscritto intreccia storia, occultismo ed investigazione in un affresco raffinato ed inquietante della Serenissima al crepuscolo della sua grandezza.

Nel cuore della vicenda, la morte misteriosa del giovane nobiluomo Enrico Albrizi in una villa patrizia sulla Riviera del Brenta.

Apparentemente un suicidio, il ritrovamento del corpo con ustioni al volto e simboli esoterici sul luogo del delitto apre la porta a scenari inquietanti.

Per far luce sull’evento viene incaricato Marco Leon, investigatore della Serenissima, già alle prese con un altro enigma: la comparsa a Venezia di inquietanti disegni erotici anonimi.

Un’indagine tra simboli, complotti e l’ombra dell’occulto.

“Non scrivo per ricostruire un passato immobile, ma per dare vita a epoche che ancora ci parlano, attraverso enigmi morali, domande senza tempo e conflitti irrisolti”, afferma Lanzotti. Con il suo stile sobrio e ricco di atmosfera, lo scrittore veneziano ci guida lungo i canali nebbiosi ed i saloni aristocratici dove si consumano intrighi, alleanze, vendette ed alchimie pericolose.

“L’alchimia è un pretesto narrativo, certo. Ma è anche una metafora della conoscenza: trasforma ciò che appare inutile in qualcosa di prezioso. È esattamente quello che fa un investigatore”, spiega l’autore.

Con una narrazione avvincente e un’ambientazione vivida, Lanzotti firma un thriller storico capace di intrattenere, ma anche far riflettere sul potere, la scienza, la superstizione e la giustizia.

Lo abbiamo incontrato, oggi, per parlare del suo libro, del personaggio di Marco Leon e dell’importanza di ambientare una storia straordinaria nella Venezia del Settecento.

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L’incontro è stato baciato dal sole in una luminosa mattinata veneziana, a pochi passi da Campo Santo Stefano. L’atmosfera è tranquilla, interrotta solo dai passi lenti dei turisti e dal rintocco delle campane. Lo scrittore ci ha accolti con un sorriso discreto, il tono gentile di chi conosce bene il peso delle parole.

“Grazie per essere qui. Parlare di questo romanzo, per me, è un po’ come tornare indietro nel tempo”, ci dice, indicando una copia de “L’alchimista della laguna” poggiata accanto al caffè.

Inizia così la nostra conversazione sul suo lavoro, su Venezia, e sul misterioso Marco Leon.

Qual è l’origine de “L’alchimista della laguna”?
Avevo da tempo l’idea di scrivere una storia in cui l’alchimia non fosse solo un elemento folkloristico, ma un nodo narrativo e simbolico. Il Settecento è un secolo perfetto per questo: è l’epoca in cui la scienza moderna si afferma, ma convivono ancora superstizione, occultismo ed inquisizione.

Marco Leon si confronta con il soprannaturale, ma resta razionale. È questo il suo tratto distintivo?
Assolutamente. Marco è un uomo dei Lumi, ma vive in un mondo in bilico. Ciò che lo rende interessante, per me, è la sua costante tensione tra ragione e dubbio, tra fede nella giustizia e consapevolezza dei limiti umani.

Come costruisce le ambientazioni storiche?
Studio molto, ma cerco di non appesantire la narrazione. L’atmosfera deve essere evocativa, non troppo didascalica. Camminare per Venezia aiuta: la città conserva intatti i suoi silenzi, le sue ombre, il suo tempo sospeso.

Venezia è protagonista tanto quanto i personaggi?
Sì. In ogni romanzo cerco di far emergere un volto diverso della città. In questo caso, ho voluto raccontare anche la Riviera del Brenta, dove le ville aristocratiche custodiscono una bellezza che può diventare inquietante.

Che tipo di lettore ha in mente quando lei scrive?
Chi ama le storie dove la suspense non esclude la riflessione. Mi piacciono molto i lettori curiosi, quelli che si pongono domande, non solo sugli indizi, ma anche sul contesto, sui personaggi, sul senso delle scelte.

Ha mai pensato di portare Marco Leon fuori da Venezia?
Sì, ci ho pensato. Ma ogni volta la città richiama il personaggio. Venezia non è solo una cornice: è la lente attraverso cui lui guarda il mondo. È la sua prigione e il suo rifugio.

L’alchimia del titolo: solo una suggestione o un messaggio?
Entrambe le cose. L’alchimia è trasformazione. E tutti i personaggi del romanzo, in un modo o nell’altro, cercano di trasformare la propria condizione… alcuni per salvarsi, altri per dominare.

C’è un passaggio del libro che considera centrale?
Ce n’è uno in cui Marco, osservando un vecchio manoscritto alchemico, si chiede se dietro ai simboli non si celi semplicemente la paura dell’ignoto. Per me è un momento chiave: il punto in cui il mistero si trasforma in consapevolezza.

Nel cuore di Venezia, tra maschere e segreti, L’alchimista della laguna ci conduce in una città sospesa tra magia e razionalità, proprio come nei drammi e nelle commedie di Carlo Goldoni. In questa cornice, risuona attuale la sua celebre frase: “Le donne sono come le ricette: bisogna saperle prendere per il verso giusto”. Il romanzo presenta figure femminili complesse, enigmatiche, custodi di verità e inganni, la cui comprensione richiede intuizione e rispetto, proprio come suggerisce il commediografo veneziano.

Allo stesso tempo, il protagonista – diviso tra l’ambizione di scoprire l’ignoto e il peso delle proprie scelte – sembra incarnare un’altra riflessione goldoniana: “Il mondo è un bel libro, ma poco serve a chi non lo sa leggere”. La ricerca alchemica, nel romanzo, si fa metafora di un percorso interiore: solo chi è disposto a leggere tra le righe della realtà, a decifrarne i simboli, può sperare di trovare la verità.

In questo intreccio di luci e ombre, Goldoni e L’alchimista della laguna si incontrano in una comune visione dell’animo umano, dove ragione e sentimento convivono in delicato equilibrio.

Concludiamo l’incontro mentre il sole comincia a riflettersi sui vetri dei palazzi e la città riprende lentamente il suo consueto ritmo sospeso.

Paolo Lanzotti sorride, quasi con pudore. “Scrivere storie è il mio modo di restare in ascolto. Se anche un solo lettore si ferma a riflettere dopo aver chiuso il libro, allora credo di aver fatto il mio dovere”.

Ci salutiamo con una stretta di mano e una promessa implicita: quella di ritrovare presto, tra le calli e le ombre della Serenissima, Marco Leon e i suoi misteri. Perché certi luoghi — e certe storie — non finiscono davvero mai.

“L’alchimista della laguna” non è solo un giallo storico ben costruito, ma una meditazione sulla complessità del conoscere. Lanzotti ci ricorda che, tra i saloni affrescati e i canali nebbiosi, ogni verità è il frutto di un lento disvelarsi, e che dietro la razionalità si cela sempre una domanda più antica. Il fascino di Marco Leon sta proprio nella sua imperfezione: non è l’eroe infallibile, ma l’uomo che dubita, che cerca, che si sporca le mani. Venezia, nel frattempo, resta là, come un palcoscenico silenzioso che osserva tutto e non dimentica niente. E forse è proprio questo che rende la serie così viva: la sensazione che ogni mistero, sotto la superficie, riguardi anche noi.

L’alchimista della laguna
di Paolo Lanzotti
Editore: Tre60
Pagine: 500
Prezzo: 17,10 €
In libreria dal 19 aprile 2024

Se amate i misteri che affiorano tra le pieghe della Storia, se vi affascinano le ombre leggere della nebbia che scivola lenta sui canali, “L’alchimista della laguna” è molto più di un semplice romanzo: è un viaggio sensoriale e intellettuale nella Venezia del XVIII secolo, tra ville silenziose e laboratori alchemici, tra segreti custoditi da antiche biblioteche e sussurri portati dall’acqua.

Non resta che aprire il libro, seguire Marco Leon tra gli enigmi della Serenissima e, magari, lasciarsi ispirare da quelle stesse atmosfere per percorrere davvero le calli, i campielli, le stanze e i saloni descritti con tanta cura da Lanzotti.

Perché, come ci insegna ogni buon giallo storico, a volte la verità si nasconde nei luoghi che sembrano più belli. E ogni lettore, in fondo, è un viaggiatore alla ricerca del suo indizio.