Di Cesare: «Brindisi non resti in silenzio, uniamoci per  fermare la barbarie» 

A Gaza si consuma da mesi una tragedia umanitaria senza  precedenti. Più di 40.000 persone hanno perso la vita, la metà  sono donne e bambini. Oltre 70.000 sono feriti o mutilati, mentre  ospedali e scuole sono stati bombardati e resi inutilizzabili. Un  milione di civili è stato costretto alla fuga, senza accesso ad acqua,  cibo e cure di base. Sono numeri che raccontano uno sterminio  sistematico, una barbarie che non può lasciarci indifferenti. 

Per questo la Global Sumud Flotilla, rete internazionale di  associazioni, sindacati e società civile, ha promosso una  mobilitazione per sabato 6 settembre, sostenuta dalla CGIL  nazionale. L’obiettivo è chiaro: rompere l’assedio, fermare la  guerra, chiedere che l’Italia e l’Europa scelgano di stare dalla parte  della pace, della giustizia e del diritto internazionale. Anche  Brindisi avrà la sua piazza, dalle 17 alle 19, in piazza Del Vento,  davanti alla Base Onu: un luogo carico di significato, simbolo di  cooperazione e di impegno internazionale, che oggi diventa voce  per Gaza.  

Quella stessa giornata, la città sarà animata dai festeggiamenti per  i Santi Patroni. Una coincidenza che non può passare sotto silenzio.  San Teodoro d’Amasea, soldato e martire, visse in tempi di guerre  e ingiustizie, diventando nella tradizione brindisina segno di  accoglienza e di umanità. Nel suo nome, nel nome della nostra  storia, Brindisi può scegliere di dare un segnale forte di solidarietà  e pace.  

«Non è più tempo di silenzi» sottolinea Massimo Di Cesare,  segretario generale della CGIL Brindisi. «Gaza è martoriata da un  assedio che ha il volto della fame e della distruzione. A questo  dolore dobbiamo rispondere con la forza della mobilitazione civile».  

E ancora: «Rivolgiamo un invito a lavoratrici e lavoratori,  pensionate e pensionati, studenti e studentesse, al mondo  associativo, agli artisti, agli intellettuali e ai giornalisti. Riempire  piazza del Vento il 6 settembre significa chiedere tutti insieme un  cessate il fuoco immediato, l’apertura dei corridoi umanitari, lo  stop alle forniture di armi, il riconoscimento dei diritti del popolo 

palestinese».  

L’appello di Di Cesare è rivolto con particolare rispetto anche al  sindaco di Brindisi Giuseppe Marchionna e a monsignor Giovanni  Intini, arcivescovo di Brindisi-Ostuni. «La loro presenza sarebbe  un segno forte per la città e per tutta la comunità. Sarebbe  importante che anche nel discorso alla città, che tradizionalmente  chiude i festeggiamenti patronali, non venisse dimenticata la  condizione gravissima del popolo palestinese. Non è un tema  lontano da noi, riguarda la nostra coscienza civile».  

Brindisi, città di mare e di accoglienza, ha spesso saputo alzare la voce contro le ingiustizie e aprire le braccia a chi cercava salvezza.  Sabato 6 settembre potrà farlo ancora una volta, diventando parte  di una grande mobilitazione nazionale e internazionale. Perché non  ci può essere festa senza giustizia, non ci può essere futuro senza  pace.