Di Cesare (Cgil): «Dalla Via Appia un modello di sviluppo sostenibile che unisce lavoro di qualità, identità territoriale ed enoturismo»
L’Appia antica, riconosciuta dall’UNESCO, è un patrimonio che può contribuire alla valorizzazione del nostro territorio, tenendo insieme storia, cultura, economia ed enogastronomia, ritagliandosi
uno spazio nella nostra idea di sviluppo e come valida alternativa alle crisi strutturali.
Occorre guardare oltre e osservare il potenziale del prodotto vino, che può rappresentare la chiave per ripensare lo sviluppo locale, per sostenere il turismo destagionalizzato e per favorire il dialogo
tra i popoli. Paesaggio, storia, agricoltura ed enoturismo possono coincidere con una riscoperta dell’identità territoriale che tenga insieme la rete delle cantine e dei produttori con la rete delle
masserie (contiamo in provincia di Brindisi decine di realtà attive), in un percorso ideale tra aree interne e aree costiere, terra e mare.
In questa visione di filiera intercategoriale, il valore del marchio e dell’identità non è secondario, in un territorio come il Salento e la Puglia che mostrano una forte resilienza produttiva e una vocazione naturale al biologico (24,8% di biologico nel 2025), con la valorizzazione di vitigni autoctoni come il Negroamaro, il Susumaniello e la Malvasia nera.
La Cgil di Brindisi immagina la più antica delle strade, proprio come dice Carmine Dipietrangelo, con l’idea della «Appia Wine Road», come occasione lungo un cammino lento e peripatetico del
viandante, quella strada che connette «città e campagna» e il Salento con il Mediterraneo e l’Europa.
Siamo convinti che questa modalità possa rispondere alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori del settore agricolo, agroindustriale, dei servizi turistici, del trasporto, del commercio e della ristorazione, che chiedono occupazione stabile, di qualità e con salari dignitosi. Per questo la Cgil è pronta a sostenere tutti i progetti che andranno in questa direzione, soprattutto quelli basati
sulla responsabilità sociale d’impresa.
Il vino rappresenta davvero una opportunità che può tenere insieme storia, archeologia, mare, cammini, masserie, borghi e sagre, ritornando alle origini, ritornando alla semplicità della terra.
Occorre intercettare i canali di finanziamento europeo e sollecitare, da una parte, i produttori a fare «massa critica», consorziandosi e, dall’altra, coinvolgere la Regione Puglia al fine di sostenere questa idea di sviluppo.