Un cortocircuito tra romanticismo e violenza psicologica: la Cooperativa Sociale Aporti interroga il linguaggio dell’amore e le sue ambiguità.
A San Valentino si celebra l’amore: si regalano rose, si scambiano promesse, si aprono cioccolatini con romantici nascosti dentro.
Ma cosa succede quando quelle parole non sono più dolci?
Quando l’amore diventa controllo, possesso, senso di colpa?
Proprio nel giorno più romantico dell’anno, la Cooperativa Sociale Ferrante Aporti sceglie di compiere un gesto diverso: pubblicare uno spot che rompe l’estetica tradizionale di San Valentino e mette in discussione il linguaggio stesso dell’amore.
Il titolo è diretto: “Ti amo (come dico io)”.
Un cortocircuito. Una frase che sembra familiare e invece apre una crepa profonda.
Il video racconta una scena semplice e quotidiana: una donna rientra a casa e trova una scatola di cioccolatini, di quelli che custodiscono bigliettini d’amore. Ma i messaggi che legge non sono romantici, anzi, parlano di controllo e isolamento, svalutazione e manipolazione.
Parole comuni, che spesso finiscono per essere normalizzate da chi le pronuncia e da chi le subisce. Fino a una parola che dovrebbe rassicurare, e che invece, lascia una domanda sospesa.
Le voci del progetto:
«Abbiamo scelto San Valentino perché è il giorno in cui l’amore viene raccontato senza contraddizioni – spiega Gabriele Marinò, autore del progetto insieme alle operatrici dei Centri Antiviolenza gestiti dalla Cooperativa Aporti –. Volevamo interrompere quella narrazione e un certo modo di raccontare la violenza. Le testimonianze raccolte da chi ogni giorno lavora con le donne, ci dicono che la violenza psicologica è spesso invisibile: non lascia lividi sulla pelle, ma cicatrici profonde nell’identità.»
Lo spot nasce da un lavoro collettivo che unisce linguaggio creativo (volutamente anticonvenzionale) e competenze professionali: la regia di Gabriele Marinò e il collettivo New Reclame, e l’esperienza delle operatrici della Cooperativa Sociale Ferrante Aporti, impegnate quotidianamente nei Centri Antiviolenza del territorio.
«La violenza psicologica è un nemico silenzioso – sottolinea il team della Cooperativa –. Le frasi manipolatorie vengono spesso scambiate per eccesso di gelosia, protezione o fragilità del partner. Molte donne impiegano anni prima di riconoscere questi segnali. Dare un nome a quelle parole è il primo passo per spezzare il ciclo della violenza.»
Protagonista del video è l’attrice Daniela Nisi.
Il video si inserisce nel progetto Meera Mob e nel lavoro quotidiano dei Centri Antiviolenza gestiti dalla Cooperativa Sociale Ferrante Aporti: