Nota del presidente Paolo Pagliaro con i consiglieri del gruppo Fratelli d’Italia Tonia Spina (vicepresidente), Dino Basile, Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Andrea Ferri, Nicola Gatta, Renato Perrini, Tommaso Scatigna, Antonio Scianaro, Giampaolo Vietri

“Se 53mila pugliesi vanno a curarsi fuori regione, non è per scelta ma perché costretti a cercare altrove la risposta al loro bisogno assistenziale. Lasciare la propria casa, sostenere lo stress e i costi dei viaggi della speranza comporta sacrifici, strappi familiari, difficoltà enormi: lo denunciano da anni le famiglie delle ragazze con disturbi alimentari gravi in cerca di ricovero, dei bambini con patologie rare, di tanti pazienti esasperati o addirittura disperati… Quanti nostri piccoli pazienti devono andare a curarsi al Gaslini di Genova o al Bambino Gesù di Roma, a causa delle carenze dell’ospedale pediatrico di Bari, o per la mancanza di un polo pediatrico nell’intero Salento? Quanti pugliesi devono fare riabilitazione o terapie specifiche a centinaia di chilometri da casa?     

“Ora lo scopre anche il presidente della Regione, Antonio Decaro, che da ragioniere della sanità presenta il conto della mobilità passiva: 345 milioni di euro. Ma di chi è la colpa? Dei cittadini alla ricerca di cure o di un sistema sanitario regionale incapace di garantirle in modo rapido e appropriato? 

“E quindi, anziché puntare il dito contro gli emigranti della salute, Decaro faccia mea culpa e avvii la ricostruzione della sanità pugliese ridotta in macerie da vent’anni di tagli, smantellamenti, sprechi. E basta con lo scaricabarile sul Governo centrale, accusato di tagliare risorse alla sanità pubblica pugliese che invece ha ricevuto 8,6 miliardi solo nel 2025. “E basta puntare il dito contro le cliniche del nord che calamitano pazienti dalla Puglia: la colpa non è degli ospedali e degli specialisti di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, ma della sanità pugliese lenta e inefficiente. Il diritto alla salute non può dipendere dal codice di avviamento postale, così come non può essere limitata o negata la libertà di scegliere dove curarsi.

“Se ci sono casi accertati di operazioni sospette o clientelari, si accertino e si puniscano le singole responsabilità, ma non si faccia di tutta l’erba un fascio. Il Governo regionale si attivi piuttosto per razionalizzare la spesa sanitaria, cominciando a tagliare la miriade di sprechi grandi e piccoli che divorano milioni di euro. Venga con noi negli ospedali e nei presidi territoriali, e si accorgerà delle carenze e delle contraddizioni, dei soldi buttati dalla finestra per reparti ristrutturati ma vuoti, per macchinari nuovi ma fermi e ancora incellophanati… È qui che bisogna tagliare, non nei servizi e nella possibilità di cure anche fuori regione”.