“Nessuno può tentare di minare la professionalità e l’identità, come Corpo di Polizia dello Stato, della Polizia Penitenziaria. Tanto meno può farlo una minoranza residuale di dirigenti penitenziari, alcuni dei quali divenuti tali non per merito ma per effetto della legge Meduri, che ha creato automatismi di carriera privi di adeguati filtri meritocratici”.
Lo afferma, in una nota, il Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE).
“Non accettiamo lezioni – prosegue – da chi, dopo una vita trascorsa tra esperienze politiche e incarichi istituzionali, già educatore e poi direttore, già Segretario Nazionale del SI.DI.PE., poi assessore alla Vigilanza del Comune di Trieste con una giunta di centrodestra, successivamente assessore provinciale con deleghe alla Programmazione Scolastica, alle Politiche Giovanili e agli Affari Sociali, è poi approdato nel Consiglio Generale del Partito Radicale. Figure che non possono e non devono parlare per conto della Polizia Penitenziaria: mettano giù le mani dal Corpo”.
“Altro che esprimere preoccupazione per presunti impieghi impropri del personale – evidenzia il SAPPE –. La realtà è ben diversa: nell’ambito della collaborazione con la Polizia Locale di Torino è stata svolta un’attività formativa di aggiornamento per sei unità di Polizia Penitenziaria, insieme ai colleghi della municipale. Si tratta di un programma avviato già da due anni, che prevede aggiornamenti teorici e pratici nell’ambito dei servizi di polizia stradale, e che sarà esteso ad altre unità secondo il piano formativo predisposto dal PRAP di Torino”.
“Se il sistema penitenziario è allo sbando, tra sovraffollamento critico e tensioni quotidiane nelle sezioni – sottolinea Capece – ciò è anche conseguenza delle responsabilità di certi dirigenti penitenziari, burocrati che in oltre quarant’anni di servizio hanno fatto ben poco per risolvere i problemi, anche quando ricoprivano incarichi politici di rilievo”.
“È evidente – conclude la nota – che questa minoranza tenti di sfruttare ogni occasione per attaccare il Corpo, ottenere visibilità e ostacolare ogni successo e ogni opportunità di valorizzazione della Polizia Penitenziaria, come questa importante giornata. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: i burocrati in giacca e cravatta stiano lontani dal Corpo di Polizia Penitenziaria”.