Un riconoscimento speciale a Dario Stefàno è stato conferito ieri, 28 maggio 2026, nel corso del 79° Congresso Nazionale Assoenologi, ospitato al Teatro Accademia di Conegliano Veneto.
La motivazione del premio richiama “la visione e la determinazione di promuovere la prima normativa organica sull’enoturismo in Italia, contribuendo in modo decisivo al riconoscimento istituzionale di un settore strategico per la valorizzazione del vino, dei territori e della cultura rurale italiana”.
Il riconoscimento è stato assegnato nell’ambito del 79’ Congresso nazionale di Assoenologi, appuntamento di riferimento per il mondo vitivinicolo italiano, dedicato quest’anno al tema “La scuola del vino. Mercati, giovani e nuove sfide enologiche”. Il Congresso ha dedicato inoltre uno spazio di approfondimento al tema dell’enoturismo, riconosciuto oggi come uno dei principali strumenti di valorizzazione dei territori vitivinicoli
Stefàno è stato tra i primi, in Italia, a cogliere il valore strategico dell’enoturismo in chiave normativa e istituzionale, promuovendo da parlamentare la prima disciplina nazionale dedicata al settore. Un percorso che negli anni si è sviluppato anche attraverso attività di ricerca, formazione e divulgazione, contribuendo a consolidare una visione del turismo del vino strettamente legata ai territori, alla sostenibilità e alla valorizzazione delle identità rurali. Oggi Stefàno insegna enoturismo alla LUISS Business School ed è docente titolare del corso di Tourism Management presso la LUMSA di Roma, dove presiede il Centro Studi Enoturismo e Oleoturismo, contribuendo a diffondere una visione del turismo del vino strettamente legata ai territori, alla sostenibilità e alla valorizzazione delle identità rurali.
“Ricevere questo riconoscimento da Assoenologi, all’interno di un congresso che rappresenta uno dei luoghi più autorevoli del vino italiano, è per me motivo di grande gratitudine – ha dichiarato Stefàno. L’enoturismo non riguarda soltanto l’accoglienza in cantina: è uno strumento attraverso cui i territori possono raccontare sé stessi, la propria cultura, il paesaggio, il lavoro agricolo, le tradizioni e le comunità che li abitano. Quando abbiamo iniziato a lavorare alla prima normativa nazionale, l’obiettivo era proprio questo: riconoscere istituzionalmente un modello di sviluppo capace di creare valore economico, culturale e sociale. Oggi vedere quanto questo settore sia cresciuto conferma la bontà di quella visione e la necessità di continuare a investire nella relazione tra vino, territori e qualità dell’esperienza. Ma abbiamo appena iniziato e c’e ancora tanta strada da percorrere”.