Leggo con interesse l’entusiasmo con cui alcuni rappresentanti istituzionali celebrano i risultati raggiunti dalla International School of Brindisi.
Si tratta certamente di una realtà importante per il territorio, capace di attrarre studenti internazionali e di contribuire all’offerta formativa cittadina.
Ma credo che questa occasione debba spingerci a una riflessione più profonda sul ruolo
dell’istruzione e sulle priorità che una comunità decide di darsi.
Quando parliamo di scuola, infatti, non stiamo parlando soltanto di edifici, classifiche o risultati.
Stiamo parlando del futuro delle persone.
E allora la domanda è semplice: quale futuro stiamo costruendo per la maggioranza dei ragazzi e
delle ragazze di Brindisi?
Perché la scuola pubblica continua a rappresentare il luogo in cui si forma la quasi totalità degli
studenti della nostra città. È lì che ogni giorno insegnanti, dirigenti, personale scolastico e famiglie
affrontano sfide sempre più complesse. È lì che si combattono la dispersione scolastica, la povertà
educativa e le disuguaglianze sociali.
La vera sfida non è offrire eccellenza a chi parte già da una posizione privilegiata.
La vera sfida è garantire opportunità a chi non le ha.
È dare strumenti a quel ragazzo che studia in una casa troppo piccola per avere un angolo tutto suo.
È sostenere quella ragazza che torna da scuola e non ha nemmeno uno spazio tranquillo dove
concentrarsi.
È fare in modo che il luogo in cui nasci non determini il futuro che potrai costruire.
Per questo la scuola deve lavorare dentro per assicurare un futuro fuori.
Dentro le aule si formano cittadini, professionisti, lavoratori, imprenditori, artisti e persone
consapevoli. Dentro la scuola si costruiscono le possibilità che un giorno permetteranno ai nostri
ragazzi di scegliere chi diventare.
Ecco perché ritengo che il vero indicatore della qualità di una città non sia il numero delle sue
eccellenze, ma la capacità di offrire opportunità a tutti.
Abbiamo bisogno di scuole pubbliche sicure, moderne, aperte, inclusive e connesse al territorio.
Abbiamo bisogno di investire nella creatività, nelle competenze digitali, nella cultura,
nell’orientamento, nella cittadinanza attiva e nell’innovazione educativa.
Abbiamo bisogno di una scuola che non si limiti a trasmettere nozioni, ma che aiuti ogni studente a scoprire il proprio talento e a trasformarlo in un progetto di vita.
Per questo motivo credo che la scuola pubblica debba tornare al centro dell’agenda politica
cittadina.
Non come argomento da campagna elettorale.
Non come tema da affrontare soltanto quando emergono problemi.
Ma come la più importante infrastruttura sociale sulla quale costruire il futuro di Brindisi.
Non mi interessa una città che si limita a celebrare le proprie eccellenze.
Mi interessa una città che costruisce opportunità per tutti.
La scuola non deve essere il luogo in cui si misurano le differenze sociali, ma il luogo in cui si
riducono.
Da qui dovrebbe partire ogni politica educativa degna di questo nome.
Gilda Pagnozzi
Docente, comunicatrice e promotrice culturale
