Rompiamo il silenzio!

Non può passare sotto traccia ciò che la destra europea – con il voto favorevole del governo Meloni – ha deciso lo scorso 17 giugno: deregolamentare le Nuove Tecniche Genomiche (NGT),

cancellando controlli, etichette e tracciabilità. È una scelta che riguarda direttamente ciò che mangiamo, ciò che coltiviamo e la libertà dei territori di autodeterminarsi. Non è un dettaglio tecnico: è una decisione politica che incide sulla vita quotidiana di chiunque.

La deregolamentazione delle NGT significa che sementi modificate in laboratorio potranno circolare senza che cittadini e agricoltori sappiano cosa stanno mangiando o coltivando.

Una semente geneticamente modificata diventerà invisibile: indistinguibile da una tradizionale, non etichettata, non tracciata.

L’agricoltura perderà il controllo della propria terra. Il cittadino perderà la libertà di scegliere consapevolmente. È la cancellazione della trasparenza, cioè della democrazia alimentare.

In poche righe sono stati eliminati la valutazione dei rischi, l’obbligo di etichettatura, i sistemi di tracciabilità e perfino la possibilità per gli Stati membri di vietare queste coltivazioni sul proprio territorio.

È la negazione del “principio di precauzione”, che dovrebbe guidare ogni scelta quando salute, ambiente e biodiversità sono in gioco.

Questa deregolamentazione non è innovazione: è un disegno politico. Una visione neoliberista che considera la natura una proprietà privata e la trasparenza un ostacolo da eliminare.

Una scelta, insomma, che consegna potere alle lobby biotecnologiche e ai colossi dell’Agribusiness, pronti a riempire campi e piatti con organismi manipolati pur di accumulare profitti e brevetti a discapito della salute pubblica e di quel virtuoso sistema agricolo portato avanti con tanti sacrifici e difficoltà da parte dei nostri contadini.

I nostri semi non sono pezzi di codice da laboratorio: sono antenati viventi, il frutto di millenni di selezione, fatica e sapienza contadina. E oggi questo patrimonio è messo a rischio.

Chi possiede i brevetti controllerà la vita vegetale; chi lavora la terra subirà concreti rischi.

I piccoli produttori – custodi della biodiversità – diventano i più esposti: rischio di contaminazioni involontarie, pressioni, perfino battaglie legali.

Questa deregolamentazione non è un semplice dettaglio tecnico: è un attacco diretto alla sovranità dei territori, alla storia contadina, al diritto di mangiare sano. È un colpo alla sovranità alimentare.

Per questo non basta indignarsi. Serve una mobilitazione larga, concreta, radicata nei territori. Serve che associazioni agricole e ambientali, reti dell’agroecologia, movimenti civici, comunità locali, consumatori consapevoli e istituzioni territoriali si uniscano in un fronte comune.

La biodiversità non si cancella, la nostra storia contadina non si svende, il diritto a un cibo sano non si tocca.

Come ALPAA Puglia chiediamo agli organi di Informazione di rompere il silenzio su una decisione che riguarda la salute dei cittadini, l’economia rurale e il futuro della nostra democrazia alimentare.

E chiediamo alle istituzioni e alla politica, a ogni livello, di intervenire con urgenza: perché quando si mette a rischio la trasparenza, la biodiversità e la libertà dei territori, tacere significa lasciare campo libero alle lobby.

Il Presidente ALPAA Puglia

Antonio Macchia