È la posizione di Michele Didonna, ex assessore del Comune di Brindisi, a emergere tra le 145 persone  accusate, a vario titolo, di 252 imputazioni  raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini notificato dalla Procura di Brindisi nell’ambito di un’inchiesta su un presunto sistema di frodi ai danni di alcuni istituti di credito 

L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Francesco Carluccio e condotta dalla Guardia di Finanza, riguarda fatti che sarebbero stati commessi tra il 2019 e il 2023 e ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, truffa, riciclaggio, indebita percezione e malversazione di erogazioni pubbliche.

Secondo l’impianto accusatorio, Michele Didonna avrebbe avuto un ruolo operativo nell’individuazione di imprenditori ai quali far presentare richieste di finanziamento assistite da garanzie pubbliche, nonostante l’assenza dei requisiti di merito creditizio. Le domande, secondo gli investigatori, sarebbero state corredate da dati economici e reddituali non corrispondenti al vero, consentendo così l’accesso ai prestiti.

Per gli inquirenti,sarebbe stato  parte integrante delle associazioni a delinquere e una volta ottenuti i finanziamenti,avrebbe  successivamente redistribuito le somme (anche 30mila euro a pratica) attraverso bonifici e prelievi in contanti e utilizzate per finalità differenti rispetto a quelle dichiarate nelle richieste di accesso al credito.

Tra gli indagati figura anche Nicola Didonna, padre di Michele e attuale capogruppo di Futuro Nazionale nel Consiglio comunale di Brindisi, chiamato a rispondere, in relazione alla propria posizione, di truffa, malversazione e indebita percezione di erogazioni pubbliche.

Nell’inchiesta risultano inoltre coinvolti diversi professionisti operanti tra le province di Brindisi e Lecce, tra cui commercialisti e una dipendente della Banca Popolare Pugliese. Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, gli indagati hanno venti giorni di tempo per depositare memorie difensive, produrre documentazione o chiedere ulteriori attività investigative prima delle decisioni della Procura sull’eventuale esercizio dell’azione penale.

Le contestazioni formulate rappresentano, allo stato, l’ipotesi accusatoria della Procura e dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nel prosieguo del procedimento.