Abbiamo letto il comunicato con cui il Collettivo Fluo contesta la presenza dell’On. Roberto Vannacci alla kermesse politica “La Piazza”.
Rispettiamo il diritto di chiunque di dissentire, criticare e manifestare le proprie convinzioni. Proprio per questo, però, riteniamo contraddittorio invocare libertà e pluralismo e, contemporaneamente, contestare la scelta di invitare a un dibattito pubblico un rappresentante politico perché portatore di idee non condivise. La democrazia non è un luogo nel quale parlano soltanto coloro che la pensano allo stesso modo. Il Generale Roberto Vannacci rappresenta una posizione politica, condivisa da cittadini ed elettori, che può certamente essere criticata e contestata. Ma le idee si contrastano con altre idee, non mettendo in discussione la legittimità di chi le esprime a partecipare al confronto pubblico.
Anche sul tema del femminicidio riteniamo necessario distinguere le opinioni dalle loro interpretazioni. La posizione espressa dall’On. Vannacci non equivale a negare l’esistenza della violenza contro le donne né, tantomeno, a giustificarla. La sua contestazione riguarda la scelta politica e giuridica di configurare il femminicidio come autonoma fattispecie penale. Si può considerare questa posizione giusta o sbagliata, ma attribuirle il significato di una negazione della violenza sulle donne significa spostare il confronto dal merito alla rappresentazione dell’avversario. La violenza contro le donne è una realtà gravissima e deve essere combattuta senza esitazioni, attraverso prevenzione, educazione, protezione delle vittime e certezza della pena per chi commette violenza. Allo stesso tempo, rivendichiamo un principio altrettanto importante: nessuna parte politica o culturale può arrogarsi il monopolio della rappresentanza delle donne. Essere donna non significa essere obbligata ad aderire a una determinata interpretazione del femminismo, della famiglia, della società o dei rapporti tra uomini e donne. Esistono donne progressiste, conservatrici, liberali, femministe e donne che non si riconoscono nel femminismo. Hanno tutte la stessa dignità e la stessa libertà di esprimere le proprie convinzioni. Anche questa è emancipazione.
Per questo troviamo particolarmente singolare che si invochi la tutela della libertà e dei diritti per contestare la presenza di qualcuno in uno spazio pubblico di confronto. La libertà di parola non significa libertà dalle critiche. Ma nemmeno il diritto di critica può trasformarsi nella pretesa che determinate idee non abbiano diritto di essere ascoltate.
“La Piazza” si chiama così proprio perché una piazza, per definizione, appartiene a tutti. Alle idee che condividiamo e a quelle che contestiamo. Chi non condivide Roberto Vannacci avrà tutto il diritto di criticarlo. Noi avremo altrettanto diritto di sostenerlo e di spiegare le nostre ragioni. Poi saranno i cittadini, liberamente, a giudicare.
Perché il pluralismo è semplice: non consiste nel concedere la parola a chi ci somiglia, ma nel riconoscerla anche a chi non la pensa come noi.
Adriana Ciciriello
Referente Futuro Nazionale – Ceglie Messapica