L’OPERA “INFINITY” OSPITE DEL PADIGLIONE GUATEMALA UN’INDAGINE POST-CONCETTUALE TRA ETICA, NATURA E MEMORIA

La ricerca dell’artista pugliese Ricarda Guantario è stata approfondita e ospitata all’interno del Padiglione Nazionale del Guatemala presente alla 61ma Biennale di Venezia Arte, presso lo Spazio Berlendis. La sinossi critica si è tenuta mercoledì 30 settembre, a cura del critico d’arte Valentina Minniti.
L’autrice Ricarda Guantario – storicizzata all’interno dell’Atlante dell’Arte Contemporanea, edito da Giunti e dell’Enciclopedia d’Arte Italiana (artisti dal ‘900) – è volta a una produzione pittorico-installativa, tridimensionale post-concettuale. Il suo lavoro ospitato ed esposto all’interno del Padiglione Guatemala, dal titolo “Infinity”, si configura come un dispositivo di provocazione etico-intellettuale e indagine socio-filosofica, concepito per denunciare l’alienazione contemporanea e orientare la coscienza verso l’equilibrio teoretico. Guantario ha esposto la propria produzione in gallerie e sedi istituzionali tra cui Venezia,
Roma, Milano, Firenze, Parigi, Zurigo, Barcellona, New York e Montecarlo. La poetica di Guantario indaga la possibilità di ripristinare la connessione ormai perduta con la natura, da intendersi sì come entità esterna, ma anche come essenza primordiale e proprietà intrinseca dell’uomo. La ricerca intrapresa è finalizzata a stabilire un nuovo rapporto con l’aspetto più autentico del vivere, nonché ad abbandonare le convenzioni sociali che definiscono la realtà quotidiana.
Il linguaggio adoperato da Guantario spazia dal concettuale al Pop, basti pensare al ciclo “Cerca il vero”, erede delle “rosette” di Manzoni e delle riproduzioni in serie di Warhol. Qui, la mela diventa simbolo tanto del Creato quanto – nella sua serialità – del consumismo. Nell’opera “Infinity”, sperimenta uno stile tridimensionale e post-concettuale di forte matrice materica, dove gli elementi quali foglie e frutti seguono un movimento a
spirale, accompagnati da piccole sfere che convogliano l’energia dell’universo. Al centro una chiave testimonia, nelle parole dell’autrice, “il punto di apertura tra cielo e terra”, nonché congiunzione tra corpo e spirito. L’esito richiama la “Tavola a spirale” di Mario Merz, declinazione in arte povera di quella stessa, perpetua, espansione del cosmo. La forza di questa specifica indagine incentrata sul ciclo delle spirali cosmiche ha recentemente trovato la massima consacrazione istituzionale con l’ingresso dell’opera sorella “La luce dei Colori” – acquisita come donazione – all’interno della collezione permanente del Museo Civico di Taverna, dove il lavoro di Guantario dialoga stabilmente con le produzioni di maestri del Novecento come Mimmo Rotella.