L’ultimo libro di don Cosimo Schena raccoglie 100 domande e 100 risposte nate dall’ascolto quotidiano sui social. Dietro le domande su amori difficili, solitudine, perdono e silenzio di Dio emerge una società iperconnessa, ma spesso emotivamente sola. Il ricavato delle vendite è devoluto all’associazione Il Muro Invisibile.
“Perché continuo ad amare chi mi fa soffrire?”, “Perché ho paura di essere lasciato?”, “Perché Dio tace quando ho più bisogno di Lui?”: sono alcune delle domande che molte persone si portano dentro, spesso senza riuscire a pronunciarle nemmeno davanti ai propri cari. E sono proprio questi interrogativi ad essere il cuore di Posso farti una domanda?, l’ultimo libro di don Cosimo Schena, sacerdote e psicologo clinico, il cui ricavato è devoluto all’associazione Il Muro Invisibile.
Il volume raccoglie cento domande e cento risposte sincere sulle difficoltà che spesso facciamo fatica a raccontare, ma il suo significato va oltre la pagina: restituisce un fenomeno sociale sempre più evidente, quello di persone che scelgono di scrivere le proprie paure in un messaggio, affidandole a una figura percepita come accessibile, autorevole e non giudicante.
Le domande raccolte nel libro nascono dall’ascolto e dalla vita quotidiana. Ci sono la paura di essere lasciati, gli amori che fanno soffrire, il perdono quando una ferita è ancora aperta. E poi il bisogno di ricominciare, la fatica di capire perché, a volte, ci si sente insoddisfatti anche dopo aver ottenuto ciò che si desiderava. A queste esperienze si intrecciano le domande della fede: il silenzio di Dio, la sofferenza, le preghiere che sembrano restare senza risposta. Il libro lascia spazio anche ai dubbi di chi continua ad avere fede pur attraversando un periodo difficile e di chi, al contrario, fatica a credere.
Non sono interrogativi astratti, sono il termometro di un disagio diffuso, fatto di solitudine emotiva, relazioni fragili, paura dell’abbandono e bisogno di essere ascoltati senza sentirsi giudicati.
Il dato più significativo è il canale da cui la maggior parte di queste domande arrivano: spesso i messaggi social. In una società iperconnessa, dove si condividono immagini, opinioni e momenti della propria giornata, molte persone trovano più facile scrivere una fragilità in privato che parlarne a voce. I social diventano così non soltanto uno strumento di comunicazione, ma un nuovo spazio di confronto personale: un luogo in cui si cerca non approvazione, ma una risposta umana.
Don Cosimo Schena incarna una figura inedita in questo scenario: sacerdote, psicologo clinico e comunicatore digitale, capace di parlare un linguaggio diretto, comprensibile a un pubblico ampio e trasversale, affronta ogni domanda con lo sguardo del sacerdote e dello psicologo, senza giudicare chi chiede e senza promettere soluzioni immediate. È il caso, ad esempio, della domanda 12, “Perché non riesco a lasciare andare?”:
«Don, posso chiederti una cosa?»
«Certo.»
«Perché una parte di me continua ad aspettare qualcosa che so essere finito?»
«Lasciare andare non è premere un interruttore. Quando una relazione, un progetto o una stagione termina, non perdi soltanto ciò che avevi. Perdi anche il futuro che avevi immaginato. Soffri per le conversazioni che non avrete, per la casa che non abiterete, per il figlio che avevi pensato, per la versione di te che esisteva dentro quel sogno. È un lutto reale anche se nessuno è morto.»
Psicologia e spiritualità entrano nel dialogo per aiutare il lettore a comprendere ciò che vive e a individuare un passo possibile. Il libro non si propone come un manuale di risposte definitive, né sostituisce un percorso psicologico professionale quando questo diventa necessario. È piuttosto un punto di partenza: può essere letto dall’inizio oppure aperto alla domanda che si sente più vicina. È pensato anche per chi ha qualcosa da chiedere, ma finora non ha trovato le parole o una persona a cui dirlo. “Ogni giorno arrivano messaggi che sembrano brevi, ma contengono vite intere. Se queste domande continuano ad arrivare, significa che esiste ancora il coraggio di chiedere aiuto. Il mio compito – sottolinea don Cosimo – non è dare risposte perfette, ma far capire che nessuno deve affrontare il proprio dolore da solo.”
Un aspetto centrale dell’iniziativa è la sua finalità solidale: il ricavato del libro è devoluto a Il Muro Invisibile, associazione di volontariato che si occupa di accompagnare le persone fragili attraverso progetti di accoglienza, solidarietà e reinserimento sociale.
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