Il Il volto nascosto dell’emergenza sociale italiana: aumentano solitudine, disagio sanitario e lavoratori poveri
Un Paese in cui la povertà non rappresenta più un evento straordinario ma una condizione sempre più stabile e duratura. È questo il quadro che emerge dal Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia, presentato da Caritas Italiana presso la Sala San Francesco della Conferenza Episcopale Italiana.
L’indagine, basata sui dati raccolti nel corso del 2025 attraverso la vasta rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere Caritas presenti sul territorio nazionale, offre una fotografia dettagliata delle fragilità che attraversano la società italiana. Ad illustrarne i contenuti è stata Federica De Lauso del Servizio Studi di Caritas Italiana, mentre lo studente universitario Andrea Di Criscio ha proposto una riflessione sulle responsabilità che questa analisi consegna alle nuove generazioni. Lo scrittore Eraldo Affinati ha invece invitato a guardare oltre i numeri, ponendo l’attenzione sulle storie personali, sulle relazioni spezzate e sulle sfide educative che accompagnano le situazioni di disagio.
Una povertà che si radica nel tessuto sociale
I dati evidenziano un incremento dell’1,7% delle persone sostenute dalla rete Caritas rispetto al 2024. Un aumento più contenuto rispetto agli anni precedenti, ma che non può essere interpretato come un segnale di miglioramento. Al contrario, il fenomeno continua a mantenersi su livelli superiori rispetto al periodo antecedente alla pandemia, confermando come molte situazioni di difficoltà si siano trasformate da temporanee a permanenti.
La povertà, infatti, tende sempre più a perdere il carattere dell’emergenza occasionale per assumere quello di una realtà strutturale. Sempre più famiglie vivono in una condizione di vulnerabilità continua, dalla quale risulta difficile uscire anche in presenza di un lavoro o di forme di sostegno pubblico.
L’allarme anziani: in dieci anni crescita del 191%
Tra gli aspetti più significativi emersi dal rapporto vi è il forte aumento delle persone anziane che si rivolgono alla Caritas. Nell’arco di un decennio, gli over 65 assistiti sono cresciuti del 191%, un dato nettamente superiore all’aumento complessivo dell’utenza, fermo al 48%.
Si tratta di un segnale che richiama l’attenzione sulle profonde trasformazioni demografiche del Paese. L’invecchiamento della popolazione si accompagna spesso a pensioni insufficienti, problemi di salute, riduzione delle reti familiari e difficoltà nell’accesso ai servizi socio-sanitari. La fragilità economica si intreccia così con quella relazionale e sanitaria, generando nuove forme di esclusione.
Cresce la solitudine sociale
Parallelamente all’aumento della povertà economica, emerge con forza il tema della solitudine. Le persone che vivono da sole e si rivolgono alla rete Caritas sono passate dal 23,8% al 32,9% in dieci anni.
Dietro questi numeri si nascondono percorsi di vita segnati da lutti, separazioni, malattie o altre rotture familiari e sociali. La povertà non appare quindi soltanto come mancanza di reddito, ma come progressiva perdita di relazioni, di punti di riferimento e di sostegno umano.
È forse questo uno degli aspetti più preoccupanti evidenziati dal rapporto: l’indebolimento dei legami sociali che tradizionalmente rappresentavano una forma di protezione contro le difficoltà economiche e personali.
Salute e lavoro: nuove emergenze
Il Report segnala inoltre un aumento del 69% dei bisogni sanitari, compresi quelli legati alla salute mentale e al supporto psicologico. Una crescita che testimonia come il disagio economico produca conseguenze sempre più evidenti anche sul benessere fisico ed emotivo delle persone.
Particolarmente rilevante è poi il fenomeno dei cosiddetti “lavoratori poveri”. Sempre più cittadini, pur disponendo di un’occupazione, non riescono a raggiungere condizioni economiche adeguate. La percentuale raggiunge il 31,7% tra i 35 e i 44 anni e il 31% nella fascia compresa tra i 45 e i 54 anni, a fronte del 13,3% registrato nel 2015.
Un dato che pone interrogativi profondi sulla qualità del lavoro in Italia. Avere un impiego non rappresenta più automaticamente una garanzia contro il rischio di povertà. Salari insufficienti, precarietà contrattuale e aumento del costo della vita stanno riducendo la capacità del lavoro di assicurare stabilità economica e prospettive future.
Una sfida che riguarda tutti
La fotografia scattata dalla Caritas racconta un’Italia che continua a convivere con fragilità profonde e spesso invisibili. Se da un lato il numero dei nuovi poveri sembra rallentare la sua crescita, dall’altro aumenta il numero di persone che rimangono intrappolate in condizioni di disagio prolungato.
La vera sfida, oggi, non riguarda soltanto l’assistenza ai più vulnerabili, ma la capacità di costruire politiche in grado di prevenire l’esclusione sociale, rafforzare il lavoro dignitoso, sostenere gli anziani e ricostruire reti di solidarietà nelle comunità.
Perché la povertà descritta dal Report Caritas non è soltanto una questione economica: è il sintomo di una società che rischia di lasciare indietro un numero crescente di persone, rendendo ordinaria quella che dovrebbe restare un’eccezione.
Fonte:https://www.caritas.i