Un uomo di origine albanese è evaso questa mattinata 18 giugno dal carcere di Brindisi. Le operazioni si sono estese a tutta la provincia e, in particolare, si stanno concentrando nell’area mesagnese, zona in cui l’uomo risiederebbe da tempo e dove potrebbe aver trovato un primo rifugio dopo la fuga.
La notizia dell’evasione, diffusa dal Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (Sappe), è stata confermata dalle forze dell’ordine. Secondo la ricostruzione fornita dal sindacato, il detenuto avrebbe approfittato dell’apertura dell’area passeggi per mettere in atto la fuga: dopo aver scavalcato un primo ostacolo, avrebbe raggiunto l’intercinta e successivamente si sarebbe arrampicato sul muro di cinta dell’istituto, riuscendo così ad allontanarsi indisturbato.
Il Sappe sottolinea come l’episodio sarebbe stato favorito dalle condizioni operative interne, in particolare dalla carenza di personale in servizio. L’agente presente, infatti, sarebbe stato impegnato contemporaneamente nella sorveglianza dei passeggi e nella gestione di ulteriori postazioni, tra cui un reparto destinato a detenuti sottoposti a regime di alta sicurezza.
Negli ultimi giorni lo stesso sindacato aveva già segnalato criticità legate all’organico del penitenziario brindisino. A fronte di una dotazione teorica di circa 120 unità, soltanto una parte degli agenti sarebbe effettivamente impiegata nella gestione quotidiana di una popolazione detenuta che si aggira intorno alle 270 persone, ben oltre la capienza regolamentare stimata in circa 150 posti.
Nel frattempo, emergono ulteriori dettagli sulla posizione del fuggitivo. L’uomo era detenuto per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e alla resistenza a pubblico ufficiale. Il suo nome, inoltre, era già noto alle forze dell’ordine per precedenti episodi che in passato avevano contribuito a generare tensioni e problemi di ordine pubblico in città.
Alla luce della situazione, il Sappe ha evidenziando le criticità strutturali e organizzative che, secondo il sindacato, inciderebbero direttamente sulle condizioni di sicurezza dell’istituto penitenziario.